Trump ha passato il segno
Siamo ufficialmente entrati nel teatro dell’assurdo, e il biglietto lo stiamo pagando tutti noi.
La notizia che il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine penale su Jerome Powell per i costi di ristrutturazione della sede della Fed è talmente grottesca da sembrare una barzelletta, se non fosse tragicamente vera.
Non prendiamoci in giro: questa storia dei preventivi gonfiati per marmi e ascensori è il classico “dito” che indica la luna, mentre noi dovremmo guardare chi sta cercando di oscurarla. L’attacco di Trump non ha nulla a che fare con l’edilizia o con la trasparenza amministrativa. È un assalto frontale, brutale e senza precedenti all’indipendenza della Federal Reserve. Il Presidente vuole tassi bassi, li vuole subito, e ha deciso che se non può piegare la curva dei rendimenti con la logica economica, proverà a piegare il banchiere centrale con la minaccia giudiziaria.
Vedere un Presidente degli Stati Uniti denigrare pubblicamente il numero uno della Fed definendolo “incapace” e poi, casualmente, veder partire un’inchiesta federale poche ore dopo, ha un sapore che ricorda più certi regimi autoritari che la prima democrazia del mondo. È la “turchizzazione” della politica monetaria americana: se il banchiere non obbedisce, lo si abbatte.
Il messaggio che arriva agli investitori è devastante. Se la politica riesce a mettere le mani sul timone della Fed usando la magistratura come clava, il dollaro perde la sua aura di intoccabilità e i Treasury smettono di essere il porto sicuro per eccellenza per diventare carta politica. Powell ha risposto che non si dimetterà e che l’indagine è un pretesto, ma il danno istituzionale è fatto.
Stiamo assistendo allo smantellamento delle barriere che proteggono i nostri risparmi dall’inflazione elettorale. Tenete gli occhi aperti e i portafogli coperti, perché quando la politica entra dalla porta principale della Banca Centrale, la stabilità finanziaria scappa dalla finestra.
STAY TUNED!