Guerra valutaria: Tutti contro tutti!
La BCE non interviene, perché fa comodo così. La FED invece interviene e addirittura fa ricorso al protezionismo. La Cina rifiuta l’appello e continua a voler una rivalutazione programmata. Ma la verità è che se non si collabora, sarà un “tutti contro tutti” che porterà allo sfacelo. E al nuovo protezionismo.
Diventa sempre più complesso lo scenario di quella che da più parti è definita una guerra valutaria. Ma è anche vero che limitarla ad una corsa alla svalutazione è fortemente restrittivo. In gioco c’è moltissimo, il futuro dell’economia di paesi come USA, Cina e ahimè anche Europa e non per ultima l’Italia.
Quanto sta accadendo soprattutto in USA, con il QE 2.0 ovvero il quantitative easing che verrà ufficializzato in data 2-3 novembre, possiamo definirlo uno scenario da “ultima spiaggia”: ormai i tassi sono al lumicino e l’unica carta che le banche centrali possono giocare, al fine di rilanciare l’economia e combattere la disoccupazione è svalutare. E l’unico modo per farlo è appunto comprando sul mercato asset class di diverso tipo, generando però ai poveri contribuenti ulteriori debiti e grane sul groppone.
Il giochino che si vuole generare è il seguente. Come detto in passato Mr Smith è in crisi, il consumatore medio USA non consuma più. E allora, se non ci sono più consumi, le aziende per non chiudere devono poter avere altre vie di sfogo, e quindi si cerca di incentivare le esportazioni che con la svalutazione vengono privilegiate. Inoltre, nota non di poco conto, un aumento della massa monetaria che però DEVE circolare, porta inflazione e indirettamente “abbatte” il valore dell’immane debito pubblico che stanno accumulando i vari stati.
Discorso ben diverso invece in Europa. E qui arrivano i problemi. Se infatti guardiamo alla sola Germania, non possiamo che ammettere uno scenario positivo, di crescita economica che, per assurdo potrebbe anche ammettere un rialzo dei tassi. Ma il discorso non può reggere, perché se la Germania tira (tedeschi bravissimi ad ampliare il raggio di azione soprattutto verso la Cina), il resto dell’Europa langue. Quindi impensabile pensare a manovre restrittive della BCE:
Ma in questo caso, ci pensa il mercato. Infatti la rivalutazione indotta dalle mosse FED, ha procurato una sorta di “intervento” della BCE in quanto se l’Euro si rivaluta ha gli stessi effetti di una manovra restrittiva. Senza farlo apposta, e senza fare nulla, Trichet fa quello che avrebbe anche potuto fare per “raffreddare” la crescita economica tedesca.
Ecco spiegata la sua DIPLOMAZIA negli ultimi interventi, dove faceva demagogia ma non dava spazio ad ipotesi di manovra di allentamento quantitativo:
“Ora più che mai, la dinamica delle valute dovrebbe riflettere i fondamentali delle economie di riferimento, i tassi dell’area euro sono adeguati e gli ultimi dati suggeriscono che l’economia rimane in ripresa, pur se moderata”,
Trichet sa benissimo che i fondamentali sono una cosa ed i mercati sono un’altra, ma detto in questo modo è chiaramente una tecnica per mascherare una frase del tipo “il mercato ha una chiave di lettura anomala e non veritiera. Ma a noi va bene così”.
Così facendo non ci sono interventi di QE, non deve quindi “fare la guerra” delle valute ma per forza si ritrova con una moneta, l’Euro, forte contro tutti. E fa il gioco della Germania.
Arriva il protezionismo?
Intanto negli USA la situazione diventa sempre più difficile tanto che addirittura si può parlare di nuovo protezionismo. Infatti la Camera dei Rappresentanti ha fatto passare una legge che impone delle tariffe sulle importazioni provenienti dalla Cina se lo Yuan non verrà apprezzato. Potrebbe essere un errore madornale il ritorno al protezionismo. Stephen Roach di Morgan Stanley parla di grave errore del Parlamento USA.
Molto contrariato anche Joseph Stigliz il quale non solo ritiene negativo il protezionismo, ma addirittura parla di Quantitative Easing inefficace, anzi, controproducente in quanto costerà ai contribuenti una cifra e limiterà la possibilità di intervento alla FED negli anni a venire. Meglio sarebbe stato intervenire sui consumi interni e sulla defiscalizzazioni.
E meglio sarebbe cercare un accordo comune (ricordate cosa scrivevo ieri? COOPERAZIONE), magari un nuovo accordo di svalutazione pilotata del Dollaro come venne fatto al Plaza nel 1985. Solo che oggi non è come allora. Le problematiche sono molteplici e la situazione dei bilanci pubblici è pessima.
La mappa della guerra valutaria (Source: Der Spiegel)
Ma se continua la svalutazione…dove va l’inflazione?
Un’ultima nota, the last but not the least.
Se i paesi core continuano a svalutare, costringeranno la massa degli investitori ad andare sulle valute forti. In primis sui mercati emergenti, i quali però già si sono detti infastiditi, vedi ad esempio il Brasile.
Domanda: questa massa di denaro che si sposterò sulle nuove economie consa comporterà? Importerà inflazione oltre che speculazione. La conseguenza sarà l’aumento dei tassi (per frenare appunto l’inflazione) che a sua volta stimolerà ulteriori spostamenti di denaro (carry trade).
Morale: rischio bolla.
Come vedete, il tema è veramente complesso e di difficile soluzione. Ci sono miriadi di incroci e di elementi che legati insieme, possono portarci agli scenari più vari.
Quindi, sono assolutamente d’accordo con quanto ha detto Federico Rampini in un suo recente articolo:
“Il ritorno di una speculazione scatenata, che le nuove regole della finanza non riescono a disciplinare, può significare che presto rivedremo un vecchio film: l’esplosione di una bolla. Che la prossima sia una bolla dei paesi emergenti nonne riduce la pericolosità, vista l’integrazione tra noi e loro. Il comunicato del Fmi si è chiuso con la promessa di «lavorare a una crescita globale più equilibrata». Quello che accade è l’esatto contrario.”
Se i signori che comandano non si mettono in testa di collaborare, salterà fuori un bel pastrocchio. E a pagare saremo proprio noi.
STAY TUNED!
DT
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