Un tuffo nella realtà

14 Ottobre 2011 09:00

Photo by Mousikelab

EFSF ai nastri di partenza, occorre ricapitalizzare le banche, ma nel frattempo il CDS dell’Italia torna a salire e lo spread Bund BTP non è da meno…

Dopo l’euforia torna la paura? Calma, non facciamola così semplice…
La giornata di ieri è stata molto negativa per le borse. Ho evitato di leggere più di tanto il perché e il per come i mercati siano scesi. In realtà sappiamo benissimo che si tratta di una correzione innanzitutto di matrice tecnica, visto che non mi pare sia successo nulla di rivoluzionario nelle ultime ore. E allora, non perdiamo tempo nel cercare di capire. Forse è meglio cercare di sfruttare il momento e adeguarci.
Intanto però sembra che il fondo EFSF sia finalmente operativo.

Messo in sicurezza il fondo salva-Stati Efsf (European financial stability facility), diventato operativo il 13 ottobre dopo la ratifica della Slovacchia, l’Europa pensa al passo successivo. La priorità, ora, è aumentarne la potenza di fuoco: gli interventi potenzialmente necessari, con l’Europa che sprofonda sempre più nella crisi, sono molti. Tiene banco la ricapitalizzazione delle banche, ma anche i debiti sovrani sono tornati a fibrillare, con le borse in caduta libera giovedì. (Source)

Aumentarne la potenza di fuoco. E in che modo? 440 miliardi sono pochi. E che si fa? SI chiede agli stati di aumentarne la capienza? E’ dura, in quanto, vedi il caso dell’Italia ad esempio, significherebbe che i paesi Membri dovrebbero ulteriormente indebitarsi per riempire il contenitore. Cioè mi indebito per poter essere salvato : un controsenso, non vi pare?
Oppure si usa la leva finanziaria. Altra bella baggianata. Un fondo salva Stati che si indebita per salvare gli stati dal debito. Altro controsenso. Eccerto, se la coperta è corta…tutto torna!
E quindi? E quindi ecco la lampante soluzione made in Merkozy (Francia + Germania). Ricapitalizziamo le banche facendo intervenire i capitali privati e POI se necessario interverranno i capitali pubblici. Scelta illuminante… Ma chi ve l’ha suggerito? Topo Gigio?
Se ci fosse lo spazio e la possibilità di intervento dei capitali privati, Unicredit ad esempio avrebbe già ricapitalizzato, come ha fatto tra l’altro Intesa SanPaolo. Solo le condizioni di mercato oggi non lo permettono. E quindi non c’è alternativa al fonda salvastati, l’EFSF che diventerà quanto prima ESM.

Sarà a questo punto determinante l’incontro del 23 ottobre dove i 17 stati membri dovranno decidere le funzioni dell’EFSF. Insomma, capire fino a quanto possiamo definirlo il “nuovo TARP Europeo”. Cosa che secondo me possiamo già tranquillamente affermare, visto che tra le altre cose poi, la BCE è nientepocodimeno che il più grande hedge fund del pianeta (vista tuta l’immondizia che si sta accaparrando). Quindi farebbero comunella…

Ma non c’è altra via d’uscita:

A) una vera unione fiscale,

B) il riscorso agli Eurobond o comunque ad un meccanismo che vada a garantire il debito dei paesi membri, avallo dato ovviamente da casa madre mamma BCE,

C) un salvataggio pubblico delle banche e, vedasi Dexia, una NAZIONALIZZAZIONE.

Ma badate bene, visto che le banche verranno inondate di denaro pubblico poi sarà necessario che anche la governance sia pubblica. Altrimenti siamo punto a capo. Infatti dove lo stato ha solo finanziato, salvato e non ha messo becco in CdA, si è poi visto che nulla è cambiato. Leva finanzairia, derivati, finanza strutturata, come se nulla fosse successo. Ripeto, Dexia insegna. E anche RBS… Ed a proposito di RBS…

Secondo uno studio di Credit Suisse, che usa la nuova soglia del 9% per il Tier1, sarebbero 66 le banche a fallire il test con i nuovi limiti e a farne le spese maggiori sarebbero tre istituti: Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank e Bnp per un totale di 47 miliardi. Problemi anche per Societé Generale (già molto esposta verso la Grecia) e Barclays.. (Source

Beh, sugli stress test e sui modelli che abbiamo elaborato si è già detto molto. Come sapete, basta cliccare sulla scritta stress test per poter vedere le vecchie discussioni e vedrete che le nostre stime, anche se meno severe (analisi fatte con core tier all’8% e non al 9%) si avvicinano molto a quelle di Credit Suisse.

I nuovi ipotizzati test dell’Eba sarebbero quindi più severi e contabilizzerebbero perdite in portafoglio più corpose. Complessivamente la carenza di capitali, secondo il Credit Suisse, potrebbe raggiungere i 220 miliardi di euro.
Tutte e 5 le banche italiane sottoposte al test, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Mps e Ubi Banca, verrebbero coinvolte nel processo di ricapitalizzazione: Sotto le ipotesi formulate, secondo le tabelle riportate nello studio di Credit Suisse, Unicredit necessiterebbe di 11,958 miliardi di euro, Intesa Sanpaolo di 3,797 miliardi, Banco Popolare di 3,127 miliardi, Mps di 2,341 e Ubi di 1,584 miliardi.
Necessità di capitali tra i 10 e i 20 miliardi di euro riguarderebbero comunque pressoché tutte le principali banche del Vecchio continente: da Rbs (19,4 miliardi) a Deutsche Bank (13,5 miliardi), da BNP Paribas (13,5 miliardi) a SocGen (12,8 miliardi), fino a Barclays (12,7 miliardi) e Commerzbank (11,3 miliardi). (Source)

220 miliardi. E secondo voi il sistema oggi è pronto per sborsare 220 miliardi freschi freschi? Beh, il mercato non ci crede. Ed intanto, assieme alla correzione di borsa, ci ritroviamo con un CDS italiano a 450bp e uno spread Bund BTP nuovamente a 371 bp.

Dati Markit
Dati by Bloomberg

Solo correzione di borsa, solo prese di profitto? Certo. Però è anche un ritorno alla realtà infatti come detto i mercati finanziari sono una cosa, l amacroeconomia è un’altra. Ma la realtà dei fatti è sempre legata alla seconda e quindi il tempo ci porterà, per forza, nella giusta direzione.

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DT

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