WALL STREET: segnali di tregua dal COT REPORT

di Lukas
29 Febbraio 2016 14:49

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Anche se in molti temono che sia in arrivo un nuovo 2008, sia i fondamentali ma anche il CFTC ci illustra uno scenario più sereno. Analisi del COT Report del CFTC. [Guest post]

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, nonostante la presenza di un sentiment ancora particolarmente negativo, hanno evidenziato la volontà di ricercare, dopo settimane di altissima volatilità, una stabilizzazione dei loro corsi. L’incertezza rimane comunque ancora molto elevata, ma gli incoraggianti segnali di quest’ultima ottava, assieme ad altre considerazioni, m’inducono a ritenere che anche quest’ultima crisi non sfocerà, come invece, molti credono, in una riedizione del crack già vissuto nel 2008.

Infatti, anche se ci si sforza in tutti i modi di ricercare delle somiglianze soprattutto grafiche con l’inizio dell’ultima devastante crisi, rilevo che le condizioni economiche di fondo sono ben diverse rispetto a quelle allora presenti. Molti, in particolare, prevedono un nuovo tracollo delle quotazioni dei mercati azionari. Ma perché ciò dovrebbe accadere ?. Sappiamo, infatti, che le quotazioni di ogni titolo azionario sono indissolubilmente legate agli utili di ogni singola società. Quindi un eventuale crollo delle quotazioni implica necessariamente un crollo dei loro utili. Ma nell’attuale situazione macroeconomica un crollo degli utili non potrà esserci. Gli utili aziendali infatti sono dati dalla differenza tra ricavi e costi. Orbene se è vero che i ricavi non lievitano stante l’attuale basso tasso di crescita dell’economia, i costi delle imprese, per contro, godono invece da anni di condizioni particolarmente favorevoli. I tre principali fattori della produzione, materie prime capitale e lavoro, registrano infatti i più bassi prezzi dell’ultimo mezzo secolo. Pertanto i mancati ricavi derivanti dalla stagnazione della domanda globale, sono più che compensati, a livello di bilancio di ogni singola azienda, dai risparmi che si conseguono nell’acquisto dei fattori produttivi. In realtà tutti i precedenti crolli delle quotazioni azionarie sono avvenuti in condizioni macroeconomiche diametralmente opposte a quelle attuali. Il deragliamento dei mercati avviene infatti ogni qualvolta si registra una lievitazione del costo dei principali fattori produttivi. Ma oggi con il petrolio a 30 dollari al barile, con il costo di finanziamento del capitale ai suoi minimi storici, con un costo del lavoro compresso per l’elevato livello di disoccupazione, i bilanci delle imprese sono ben solidi e non temono affatto un crollo dei loro utili. L’elevata volatilità degli ultimi sei mesi, quindi, non è, a mio avviso, ascrivibile, ad un deterioramento delle condizioni macroeconomiche, che rimangono invece ancora particolarmente favorevoli, bensì ad un sentiment molto negativo alimentato soprattutto dalla manifesta incapacità politica di governare a livello globale questo difficile periodo di trapasso dell’economia globale, che ci condurrà inevitabilmente ad un nuovo equilibrio e ad un diverso assetto del potere a livello mondiale. Il contrasto tra economia e sentiment, testè descritto, è peraltro plasticamente visibile sul seguente grafico weekly del nostro benchmark azionario mondiale, L’S&P 500, che dopo una lunga corsa al rialzo, da ormai quasi due anni lateralizza in un range di 260 punti, ricompreso tra 1870 e 2130 punti ed avente come baricentro quota 2000 punti. Lateralizzazione, che probabilmente durerà ancora per mesi, e che renderà arduo il compito della maggioranza dei gestori e dei traders.

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Ciò doverosamente premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 54.534

Large Traders : – 39.376

Small Traders : – 15.158

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Pertanto, anche in quest’ultima ottava, si riconferma, ed anzi si rafforza, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che testimonia del sentiment particolarmente negativo oggi presente sui mercati. In quest’ultima settimana le movimentazioni sono state infatti ancora ingenti e pari a ben 18.210 contratti. In particolare, i Large Traders, che agiscono secondo strategie trend following, confermano coerentemente la loro view negativa, cedono ulteriori 8.750 contratti long e consolidano la loro già pingue posizione Net short.

Ma le paure maggiori le esprimono gli Small Traders, che cedono altri 9.460 contratti long, portando la loro anomala posizione Net Short ai livelli più elevati degli ultimi 6 anni. Per contro, i Commercial Traders, fanno nuovamente incetta dell’intero lotto di 18.210 contratti long, e portano la loro attuale posizione Net Long sui livelli più elevati degli ultimi anni. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che confermano e rafforzano il sentiment particolarmente negativo già presente sui mercati, interpretate correttamente in senso contrarian, suffragano ulteriormente la nostra view non catastrofista. Rammento infatti che, cosi come già evidenziato a livello macroeconomico, i bear market dei mercati azionari sono preannunciati da una configurazione diametralmente opposta a quella attuale, nella quale, gli Small Traders hanno da soli una marcata posizione Net Long ed esprimono una esuberanza del tutto immotivata ed irrazionale.

Momento, quindi, ancora molto incerto e di difficile lettura, che cercherò, comunque, di tradare con il mio ormai noto ed originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 5,85 %. Perdita di gran lunga inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 17,8 %. Una sovra-performance dell’ 11,95 %, che ci dà ulteriore conferma della bontà dell’approccio utilizzato, nonché dell’importanza delle ricerche, anche ai fini operativi, dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view generale, non catastrofistica, confermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sull’equity italiano, che ritengo peraltro particolarmente penalizzato dallo storno subito negli ultimi due mesi.

Chi desidera approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se lo vuole, direttamente il mio sito. Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.

Lukas

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