Il mito del Soft Landing tramonta inesorabilmente
Mi immagino la scena. Le luci della notte filtrano una penombra che sa di polvere e scadenze imminenti. In sottofondo, le note di Angie degli Stones grattano l’aria come un vecchio vinile usurato. “They can’t say we never tried,” cantano Jagger e Richards, e sembra quasi di vedere Jerome Powell accennare un labiale malinconico mentre sistema i fascicoli della sua penultima danza da Presidente.
Fuori, il mondo finanziario aspetta qualcosa. Qualcosa cosa? Beh difficile dirlo. Tassi fermi nell’intervallo 3,50-3,75%. Nessuna sorpresa, direte voi. Ma il diavolo non abita nei numeri tondi, abita nei corridoi del consenso che si sgretola. Undici voti a favore contro i dieci della scorsa tornata. Una colomba in meno nel nido di Washington proprio mentre la Pasqua bussa alle porte, lasciando sul tavolo un falco in più pronto a artigliare i rendimenti. Resta Miran, solo lui.
Jerome alza il tono. Usa la parola “semplicemente” per mascherare l’impotenza. Dice che non possiamo sapere quale sarà l’impatto del rialzo dei prezzi energetici. È il ritorno dei fantasmi del passato, quando il nemico erano i dazi e la logistica inceppata. Oggi il mostro ha cambiato pelle ma non appetito. La narrativa mainstream prova a rassicurarci parlando di una domanda che si raffredda, ma la verità nuda è che siamo passati dal cooling demand ai supply-side shocks. È l’offerta che sanguina, e la Fed non ha bende per queste ferite.
Il PCE Core batte sopra il 3% e pulsa nelle tempie degli analisti come un’emicrania che non passa con un’aspirina. Non è rumore statistico. È il segnale che l’inflazione è diventata strutturale, una pianta infestante che ha affondato le radici nel cemento del sistema. La disoccupazione al 4,4% viene venduta come una benedizione, un miracolo di resilienza che permette alla Fed di tenere il piede sul freno senza mandare l’auto in testacoda. Ma è una calma piatta che precede la tempesta.
E poi c’è il grande paravento dell’Intelligenza Artificiale. La produttività cresce e gli accademici sorridono, convinti che la sostituzione umana sia un banale aggiustamento contabile. Ma nelle sale operative sappiamo che l’IA è solo l’ultimo oppiaceo somministrato a un mercato che non vuole guardare l’abisso dei tassi reali positivi per un periodo indefinito. Se la produttività sale ma il potere d’acquisto evapora, chi comprerà i sogni prodotti dagli algoritmi?
Powell chiude la cartellina con la freddezza di un notaio che ha appena autenticato un fallimento. Ci lascia con una “buona” notizia: l’economia è abbastanza forte da sopportare tassi elevati. Aspettiamo la seconda notizia, quella cattiva, ma lui sorride e se ne va. Lo scherzo è servito. La verità è che la forza dell’economia è l’unica scusa rimasta per non ammettere che hanno perso il controllo della spirale dei prezzi. Da giugno, le cravatte viola saranno a sconto, ma il conto che pagheranno i risparmiatori sarà a prezzo pieno.
Lo Stretto di Hormuz: un cappio che si stringe attorno al collo del commercio globale
Non credete alla favola dell’indipendenza energetica americana. Il greggio è un fluido che non conosce frontiere morali; se Hormuz si chiude, il prezzo alla pompa in Ohio salirà esattamente come a Francoforte. È la fisica dei mercati, brutale e indifferente ai comunicati della Casa Bianca. Infatti buttate un occhio a dove si trova il WTI quotato a Chicago, dalla parte opposta dello stretto di Hormuz per intenderci.
Lo shock dei termini di scambio è la tassa più odiosa perché è invisibile. Prosciuga i margini delle imprese e svuota le tasche del risparmiatore senza che un solo decreto sia stato firmato. È un’emorragia interna che i banchieri centrali fingono di non vedere ma che ha ovviamente impatti importanti sulla politica monetaria.
La BCE, seduta sulla sua torre d’avorio, aspetta dati che sono già vecchi quando arrivano sui monitor. Aspetta i cosiddetti “effetti di secondo round” dell’inflazione, ignorando che la tempesta è già entrata in cucina e sta spaccando i piatti.
E alla fine cosa conta? Banalmente conta questo grafico. Mettete di fianco il grafico della crescita PIL e dell’inflazione. E avrete banalmente lo stato di salute dell’economia. Con quello che diventa rallentamento economico, disinflazione o stagflazione.

E poi l’accesso al credito. Sembra proprio che le aziende, strozzate dal costo del denaro, non pagano più interessi in contanti. Emettono nuovo debito per onorare il vecchio. È una piramide che sfida la gravità finanziaria. Quando leggi che i colossi iniziano a bloccare i rimborsi sui fondi, significa che la serratura della botola è scattata.
La Cina accumula oro e diversifica, la Russia gioca a scacchi con le valvole del gas, e noi in Europa siamo il vaso di coccio che spera di non finire frantumato. Il premio al rischio sulle materie prime non è un picco passeggero, è la nuova linea di base.
Chi vi parla di “atterraggio morbido” sta cercando di vendervi un biglietto per un volo che è già fuori rotta. Siamo entrati nell’era della repressione finanziaria: lo Stato alla fine userà l’inflazione per bruciare il debito pubblico. Cose già viste ma con una solita certezza: chi paga alla fine è sempre chi sta in coda alla catena. Non chiedetevi se i mercati correggeranno. Chiedetevi piuttosto quanta liquidità continuerà ad esserci perché è QUELLA la chiave di lettura che tiene in piedi la baracca. Finchè la baracca non crolla, ovvio.
Un saluto, Danilo
STAY TUNED!
(Clicca qui per ulteriori dettagli)
Segui @intermarketblog
Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia. Se sei interessato agli argomenti qui espressi e vorresti approfondirli, contattami!
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)
(Se trovi interessante i contenuti di questo articolo, condividilo ai tuoi amici, clicca sulle icone sottostanti, sosterrai lo sviluppo di I&M!).
Ecco il mio LIBRO in Versione E-Book e Cartacea.
- Per l’investitore che vuole migliorare l’efficienza del risparmio gestito.
- Per il trader che vuole smettere di guardare i grafici 12 ore al giorno.
- Per chi cerca un metodo replicabile, logico e privo di stress per gestire i propri risparmi.
I mercati non devono rappresentare un casinò.
Smetti di essere una preda degli algoritmi. Impara a danzare con loro. Versione E-Book e Cartacea.



Oggi, per la prima volta da almeno più di 3 anni la curva dei rendimenti USA è normalizzata…. Vediamo se, come vuole la storia, anche questa volta la recessione comincerà. (Con annesso storno di borsa)