Il salario minimo

di lampo
Pubblicato 22 Dicembre 2011 Aggiornato 24 Dicembre 2011 18:46

Aggiornamento in fondo al post (24 dicembre 2011)SALARIO MINIMO

Due parole. Di facile comprensione.

Eppure, negli ultimi giorni, la mia mente le ha rievocate più volte   💡 … come se il mio inconscio volesse dirmi qualcosa di più o indurmi a compiere chissà quale strano ragionamento sul loro significato.

Sì, certo… non preoccupatevi.

Me l’hanno già detto in tanti che non sono normale e ho qualche problema. 🙄

Oramai mi sono rassegnato… e come tutte le persone “un po’ strane”… quasi quasi ne sono contento. 😆

Ma torniamo al mio inconscio!

Alla fine… ha vinto lui. ❗

Vi spiego perché.

Mentre leggevo, come al solito, vari report economici, mi è balenato di fronte un grafico che confrontava il “salario minimo” di varie nazionalità.

Ecco spiegato l’arcano! Il mio inconscio voleva dirmi di provare a fare un confronto.

Da buon segugio, essendo diffidente per natura, specialmente quando si tratta di dati economici (è un altro dei miei problemi… cercate di assecondarmi  😉 ), tento di scovare la fonte originale.

Google, dopo aver digerito qualche parola chiave, finalmente mi presenta sul monitor, il risultato voluto.

Si tratta nientedimeno della Banca Mondiale (World Bank), creata nel 1944 assieme al Fondo Monetario Internazionale e ad altre istituzioni, subito dopo la firma dell’accordo di Bretton Woods.

Il report ([1]) intitolato “Doing Business 2012: Doing Business in a More Transparent World” confronta il funzionamento del mercato del lavoro (in particolare la sua regolamentazione) di ben 183 economie.

Ma prima di mostrarvi un grafico ricavato dai dati di tale rapporto, il mio inconscio mi ha rivelato un’altra cosa: la fonte di quelle due parole.

Si trattava della dichiarazione della nostra attuale Ministro del Lavoro effettuata lo scorso 11 dicembre alla trasmissione “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata ([2]), di cui riporto una trascrizione di un breve estratto ([3])

Domanda di Lucia Annunziata:

“Parlando di ammortizzatori sociali, lei ha detto una frase che ha fatto gioire una parte della politica italiana. Ha parlato poche settimane fa, pochi giorni fa, scusi, di salario minimo. E’ scomparsa poi dal discorso. Ma è sempre almeno nel suo discorso o no? O e stato, così, una promessa…?”

Risposta del Ministro del Lavoro:

“No io l’ho detto a Bruxelles, in un contesto chiaramente europeo, nel quale debbo dire che, a non avere una sorta di reddito minimo di cittadinanza, sono soltanto pochissimi Paesi. E guarda caso sono i Paesi che più hanno problemi finanziari…quindi vuol dire che comunque non è questo a generare… non sono gli ammortizzatori sociali ben funzionanti a generare gli squilibri, ma sono altre storture. Io però ho detto chiaramente che non stavo parlando del programma del Governo, ma stavo dicendo, parlando di mie preferenze personali. Queste mie preferenze non sono cambiate e fino a quando sarò Ministro, in quanto io possa anche influenzare l’agenda del Governo, io penso che questo sia un tema di cittadinanza, un tema, ripeto, se mettiamo sulla giusta carreggiata l’economia, magari se ne potrà parlare in modo concreto, io credo in modo che non dissesta i conti perché non è questo il punto.”

Ho riportato integralmente la domanda e risposta per farvi capire che la mia citazione è da considerarsi assolutamente apolitica, solo come “spunto” per questo post.

Adesso arriviamo al grafico (cliccateci sopra per ingrandirlo): indica il salario minimo (se previsto dalla normativa) per un lavoratore di 19 anni oppure un apprendista ([1]).

Il dato è espresso in dollari Usa al mese.

Ho suddiviso i Paesi europei in due gruppi: UE 15 e UE 27 (Italia evidenziata in rosso).

Poi ho aggiunto, a titolo di confronto, i nuovi Paesi candidati ad entrare nell’UE, le economie emergenti (BRICS) e altre Nazioni, tra cui USA e Giappone (se siete curiosi di qualche altro Paese… chiedete pure nei commenti e, se disponibile, vi riporterò il dato).

Secondo me il risultato è molto eloquente… e non credo abbia bisogno di ulteriori spiegazioni.

Vi lascio riflettere da soli e, se volete, potete commentare come mai in Italia si voglia intervenire sul salario minimo…

Spettacolare il dato della Norvegia!

Se fossi un giovane disoccupato, in cerca di lavoro… dedicherei un po’ di tempo ad imparare questa lingua… oppure a tentarvi fortuna (per chi l’avesse perso, tempo fa avevo scritto un post su questo Paese: NORVEGIA E ITALIA: risorse per due modelli pensionistici diversi … dopo averlo letto capirete un ulteriore motivazione… per andarci!)

Non voglio entrare nel dibattito dei favorevoli o contrari al salario minimo.

Vi riassumo, in poche parole, le due posizioni.

I favorevoli ritengono che:

permette di evitare lo sfruttamento dei lavoratori, visto che garantisce loro una paga minima ed una dignità, grazie anche al fatto che, in tale modo, evitano di finire nel mercato del lavoro nero;

favorisce l’economia, in quanto oltre all’emersione del lavoro sommerso incentiva i consumi della fascia di popolazione più povera.

I contrari ritengono che:

aumenta la rigidità del mercato del lavoro, in quanto esclude i lavoratori che sarebbero disposti a fornire la propria manodopera per un salario inferiore al minimo di legge o nel mercato del lavoro nero;

è un aggravio di costi per le imprese, in termini di costo del lavoro e capitale;

è penalizzante per i lavoratori più emarginati (più poveri, emarginati, minoranze, privi di specializzazione), in quanto il datore di lavoro, dovendo pagare lo stesso stipendio, preferisce assumere un lavoratore con maggiori competenze professionali (più esperto) e/o più istruito, specialmente in periodi di crisi economica (come questo 😥 ).

Buona riflessione! 😉

Lampo

Aggiornamento del 24.12.2011

Come richiesto da Gaolin nei commenti ho provato ad aggiornare il grafico suindicato, in base all’Indice di Parità Prezzi, rapportato al PIL, della Banca Mondiale che risale al 2005 ([4]).

Tenete conto che dal 2005 in alcuni Paesi sono avvenuti molti sconvolgimenti economici (es. Grecia, Islanda, Russia, India, Brasile, ecc.).

Quindi consideratelo un semplice esercizio.

Per facilitarvi il confronto ho lasciato le Nazioni nello stesso ordine come erano riportate nel precedente grafico.

Se volete usare invece il Big Mac Index trovate gli ultimi dati risalenti al 2011 (non per tutti i Paesi riportati nel grafico) qui:

Big Mac Index 2011

I risultati ottenuti sono piuttosto simili all’utilizzo dell’Indice di Parità Prezzi rapportato al PIL.

P.S.

Notate la Norvegia… sempre in prima linea.

Lampo

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[1] World Bank – Doing Business 2012: Doing Business in a More Transparent World (18 ottobre 2011). Il grafico è stato costruito con i dati riportati da pag. 141 a 147 colonna “Minimum wage for a 19-year-old worker or an apprentice (US$/month)”

[2] Repubblica – Affari & Finanza – Fornero apre a salario minimo, è un tema di cittadinanza (11 dicembre 2011).

[3] RAI – In 1/2 ora – Puntata dell’11 dicembre 2011. Potete visualizzare la trasmissione al link e sentire direttamente la dichiarazione del Ministro (dal minuto 25 e 4 secondi al minuto 26 e 30 secondi circa).

[4] World Bank – 2005 International Comparison Program (Febbraio 2008): i dati del precedente rapporto sono stati corretti per il GDP Price Level Index riportato a pag. 18 Tabella n. 2.