Inversione di tendenza: quando sequester fa rima con austerity

La politica fiscale USA ad un punto chiave. Partono gli 85 miliardi di USD di tagli, ma cambieranno progressivamente le cose? E gli USA diventano un po’ più simili all’Europa.
Qualcosa sta cambiando. Ma non parliamo di trend dei mercati ma di politica USA. E’ arrivato il momento del famoso “sequester”. 85 miliardi di tagli che diventano operativi, tagli che colpiranno inevitabilmente tutto quanto oggi è stato “pompato” dal Governo per il benessere ed il mantenimento del “sogno americano”.
Servizi sociali, sicurezza, sostegno per i più poveri. Al momento questo sostegno non è mai mancato. Si è creato benessere artificiale, si è gonfiata un’economia anemica con una politica monetaria aggressiva a con un indebitamento pubblico che non ha fatto che crescere. Ma ora abbiamo raggiunto il top.
Si calcola un’influenza sul PIL pari allo 0.6%, con un aumento della disoccupazione che dovrebbe restare al di sotto del milione di unità.

Ma quel che più conta è che si tratta di un’inversione di tendenza. Quali saranno gli effetti collegati al “sequester”? E come cambierà il sentiment fino ad ora iper ottimistico del consumatore USA?
Per certi versi (ecco perché parlo di inversione di tendenza) avremo gli USA molto più vicini all’Europa, in quanto sequester alla fine fa rima con austerity.
E noi abbiamo visto cosa significa la parola austerity in un economia sommersa del debito.
Ma gli USA sono poi così diversi da noi?
Si, perché loro hanno la FED che stampa a dismisura e pompa denaro. Noi invece abbiamo un’avara BCE che non può essere così intraprendente. Però a parte questo dettagli che non è di poco conto, ci sono tante cose che potrebbero arrivare a somigliarsi molto, ora che sequester porterà per forza austerità in USA. E notate bene, sequester dovrebbe anche far rima, oltre che con austerity, anche con exit strategy. Ma una corretta exit strategy dovrebbe venire quando la crescita economica è ben avviata. Peccato che la crescita è monca da anni, e se non ci fosse stata la FED, oggi sarebbe tutto molto diverso per l’economia USA, che è stata certamente gonfiata ma, almeno, non ha perso il treno della competitività e della crescita (farlocca).
Insomma, l’economia alla fine è fatta di matematica, e come sapete la matematica non è un opinione. Il debito, se lo si vuole mantenere sotto controllo, deve essere limitato con una politica fiscale oculata. E proprio oggi il Washington Post calcola l’attuale rapporto debito PIL USA pari al 105%.
Domanda: quale sarà l’influenza a livello mondiale de sequester? Porterà correzione? Beh, è da vedere. Non dimentichiamo infatti che il mercato resta carico di liquidità e che il processo di “great rotation” continua imperterrito. Non chiedetemi però fino a quanto e se i tempi sono già maturi per inversioni veramente violente. Purtroppo quando si parla di operato delle Banche Centrali è sempre tutto relativo. E l’ultima cosa che bisogna fare è combatterle. Anche perchè la FED non molla il tiro…
La Fed continuera’ sulla strada dell’allentamento monetario, perche’ rialzare i tassi troppo presto rischia di soffocare la crescita economica. (…). Bernanke torna a difendere la politica accomodante della Fed e la scelta di acquistare 85 miliardi di dollari di bond governativi al mese da parte della Fed. La lezione della Grande Depressione degli anni Trenta, spiega Bernanke, ci insegna che, in tempi di crisi economica, il livello nominale dei tassi di interesse puo’ essere un indicatore fuorviante del livello degli stimoli monetari. “La politica monetaria – dice – deve essere accomodante e non troppo rigida e occorre stare attenti a non confondere un basso tasso di interesse nominale con una politica accomodante”. (…) Bernanke tuttavia non nasconde il problema che un prolungato periodo di bassi tasso di interesse possa tradursi in un’eccessiva presa di rischio da parte del sistema finanziario. (AGI)
Don’t fight the FED. Non dimentichiamolo mai.
STAY TUNED!
DT