La crisi economica italiana è strutturale? Come uscirne? Sesta parte
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6. DEBITO PRIVATO
Compensazione fra debito pubblico e privato
In Italia più volte vari governanti di questo Paese hanno sostenuto che, per certi versi, il nostro alto debito pubblico è compensato da un basso debito privato.
A semplice titolo di esempio ne cito uno. E’ l’intervento del nostro attuale Ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni. Risale a febbraio 2011, quando svolgeva ancora l’incarico di Direttore Generale della Banca d’Italia ([39]).
Riguardava un argomento ancora attuale: “L’Unione Europea di fronte alla crisi globale: le implicazioni per le banche, la finanza e la politica economica“:
La terza fase della crisi, nella quale la UE ancora si trova, ha avuto inizio con la “scoperta” della grave situazione della finanza pubblica in Grecia all’inizio del 2010 e con il contagio che si è rapidamente esteso a gran parte del mercato del debito sovrano europeo. Malgrado le energiche misure assunte dalla BCE, dai paesi dell’Eurogruppo e dalla UE, le tensioni si sono manifestate ripetutamente nel corso dell’anno, alimentate da speculazioni finanziarie e verbali che ipotizzavano la bancarotta di questo o quello stato sovrano, la scomparsa dell’euro, la rottura della UE. Anche in questo caso l’impatto della crisi è stato diverso da paese a paese. I tassi di interesse sui titoli di stato sono diminuiti in Germania, in qualche momento anche a poco più del 2 per cento e sono aumentati a livelli record in Grecia, Portogallo, Irlanda. Sono anche aumentati, ma in misure minore, in Spagna e in Italia. Lo spread dell’Italia, che era più alto di quello della Spagna fino all’aprile 2010, si è poi mantenuto costantemente al di sotto dello spread spagnolo fino ad oggi, testimoniando la valutazione positiva del mercato per la gestione della finanza pubblica in Italia in questa fase della crisi. In valore assoluto, i tassi dei titoli di stato italiani decennali sono rimasti stabilmente all’interno di una fascia compresa tra il 4 e il 5 per cento sin dall’inizio dell’Unione monetaria fino a oggi, un livello del tutto naturale per titoli a lungo termine e sostenibile nel tempo. La valutazione del mercato riflette anche il basso livello del debito privato dell’Italia, la solidità del suo sistema bancario, l’alto livello della ricchezza, reale e finanziaria, delle famiglie e, infine, l’ampiezza e l’articolazione della sua industria manifatturiera, operante in tutti i principali settori.
Prima di fornire cifre, devo spiegare brevemente perché sia fondamentale avere un basso debito privato.
Il Six-pack
Si tratta di misure di ambito europeo entrate in vigore nel dicembre 2011.
Ci riguardano, dato che il nostro debito pubblico supera il 60% del PIL.
Dalla Relazione annuale sul 2011 della Banca d’Italia ([40])
Si tratta di cinque regolamenti e di una direttiva che rafforzano le regole di bilancio europee, introducono nuove procedure per la prevenzione, rilevazione e correzione di squilibri macroeconomici e stabiliscono requisiti minimi per il contesto istituzionale e le procedure di bilancio a livello nazionale.
Nell’ambito delle procedure volte alla correzione degli squilibri di bilancio, il six-pack rende operativa la regola sul debito prevista dal Trattato di Maastricht, in base alla quale l’incidenza del debito sul prodotto deve essere inferiore al 60 per cento o, se superiore, deve diminuire a un ritmo adeguato.
Entrando nel dettaglio:
Per i paesi con un debito superiore al 60 per cento del prodotto, è stabilito che l’eccedenza del rapporto tra il debito e il PIL rispetto alla soglia diminuisca in media di un ventesimo all’anno nei tre anni che terminano con quello di valutazione oppure che, nelle previsioni della Commissione europea, tale riduzione sia attesa nel triennio che include l’anno di valutazione e i due successivi. Una riduzione inferiore non comporta l’avvio automatico della Procedura per disavanzi eccessivi in quanto si terrà conto dell’impatto del ciclo economico e di altri fattori rilevanti. Questi includono:
(a) la struttura per scadenza e la denominazione in valuta del debito;
(b) le garanzie pubbliche prestate, in particolare al settore finanziario;
(c) le passività, sia esplicite sia implicite, derivanti dall’invecchiamento della popolazione;
(d) il livello del debito privato e il rischio che questo possa tradursi in passività per le Amministrazioni pubbliche;
(e) la composizione dell’attivo del bilancio pubblico;
(f) l’entità e le componenti della differenza tra l’indebitamento netto e la variazione del debito.
Ecco che viene considerato anche il debito privato. La preoccupazione è che possa trasformarsi in debito pubblico, cioè passività a carico delle Amministrazioni pubbliche.
Per “misurare” i fattori elencati, vengono introdotti una serie di indicatori:
Riguardo agli squilibri macroeconomici, il six-pack ha introdotto una procedura di sorveglianza che prevede un meccanismo di allerta basato su un insieme di indicatori quantitativi (scoreboard) e relative soglie minime e massime di criticità. Gli indicatori sono analizzati in un Rapporto annuale della Commissione europea (Alert Mechanism Report).
Alert Mechanism Report
Spiegazione tratta dalla documentazione a disposizione dei nostri Senatori ([41]):
In particolare, si demanda alla Commissione europea una valutazione periodica dei rischi derivanti dagli squilibri macroeconomici in ciascuno Stato membro. La valutazione sarebbe basata su un quadro di riferimento composto da 11 indicatori economici (scoreboard). Per ciascun indicatore sono precisate delle soglie di allerta, che possono individuare livelli sia eccessivamente alti che eccessivamente bassi della variabile. Il quadro di tali indicatori, accompagnato da una analisi economica, viene presentato in un rapporto annuale presentato nel mese di novembre, l’Alert Mechanism Report. Il rapporto identifica gli Stati membri che sono a rischio di squilibrio macroeconomico e che si ritiene debbano essere sottoposti ad una analisi più approfondita (In-Depth Review).
In pratica:
L’obiettivo della procedura è pertanto quello di identificare i possibili squilibri in uno stadio preliminare, in modo tale che siano adottate per tempo le azioni necessarie a prevenirne l’ulteriore evoluzione. È utile evidenziare che il meccanismo di allerta è un filtro per identificare paesi e indicatori che richiedono una analisi più approfondita. Il meccanismo di sorveglianza è basato su indicatori concreti, semplici e misurabili.
Che fine fanno le conclusioni del rapporto?
Le conclusioni dell’Alert Mechanism Report vengono esaminate dal Consiglio europeo e dall’Eurogruppo. Sulla base delle istruttorie fatte, la Commissione redige una lista degli Stati per i quali si ritiene sussista un rischio di eccesso di squilibrio macroeconomico e per i quali si procede con l’analisi più approfondita.
Se, in seguito all’analisi approfondita, la situazione del paese viene considerata non problematica, la Commissione non propone alcun passo aggiuntivo. Se la Commissione però ritiene che esista uno squilibrio macroeconomico, essa può redigere una proposta di raccomandazione per lo Stato membro. Se invece la Commissione ritiene che vi siano squilibri rilevanti, la Commissione può proporre al Consiglio di aprire una Procedura di squilibrio eccessivo (Excessive Imbalance Procedure, EIP), la cui regolamentazione ricade nell’ambito del braccio correttivo della nuova procedura.
Cosa dicono di noi nell’ultimo rapporto.
Una buona notizia: non siamo elencati tra i Paesi che hanno un debito privato eccessivo. Infatti l’ultimo rapporto dice ([42]):
Le pressioni per la riduzione dell’indebitamento nel settore privato persistono in molti Stati membri. La correzione di posizioni di debito eccessivo nel settore privato, comprese imprese e famiglie, è iniziata in conseguenza della crisi finanziaria. Il debito del settore privato supera la soglia indicativa (160% del PIL) nella maggior parte degli Stati membri (AT, BE, CY, DK, FI, FR, HU, LU, MT, NL, ES, SE e UK nonché IE e PT).
Anche se:
Complesse interconnessioni settoriali tra il settore pubblico, bancario e privato spesso accrescono gli squilibri sottostanti.
…
La crisi del debito sovrano ha determinato un deflusso di depositi da alcuni paesi vulnerabili e ha esercitato ulteriori pressioni su liquidità e finanziamento nei rispettivi settori privati. Le piccole e medie imprese rischiano di essere le più penalizzate in questo senso poiché fanno molto affidamento sul credito delle banche. In questo contesto, le pressioni per la riduzione dell’indebitamento del settore privato sono ancora più preoccupanti quando ciò avviene parallelamente alla necessaria riduzione dell’indebitamento in corso nel settore pubblico (BE, ES, HU e IT nonché IE, EL e PT).
In particolare sull’Italia:
…nel contesto di un mercato finanziario frammentato lungo i confini nazionali, i tassi di interesse relativamente alti associati al premio di rischio paese incidono sulle condizioni di finanziamento del settore privato e aggravano i problemi di finanziamento del settore bancario nazionale. Un segnale positivo è costituito dal debito del settore privato, che resta relativamente contenuto in Italia. In particolare, la posizione finanziaria delle famiglie italiane è relativamente solida sebbene il loro tasso di risparmio sia in calo da oltre due decenni.
…
Il debito pubblico elevato continua a rappresentare un pesante onere per l’economia italiana, specialmente alla luce delle prospettive di una crescita lenta.
Capite che la preoccupazione fondamentale è il debito pubblico.
E’ importante che il debito privato non aumenti senza una contemporanea diminuzione del debito pubblico.
Ecco un grafico che mostra la nostra situazione alla fine del 2011 rispetto agli altri Paesi monitorati ([42]):

Viene mostrato anche il raffronto rispetto al debito pubblico (quadratino arancione).
Come notate, il grafico non tiene conto del settore finanziario. Perché in gran parte è formato dal debito delle famiglie, società, ecc. Sarebbe come conteggiare due volte una parte dello stesso debito privato…
Così potete ragionare sugli articoli allarmistici che ogni tanto appaiono nei quotidiani nazionali (di cui uno molto recente) oppure sul web.
Tutto bene?
Purtroppo no. Vediamo perché.
Indebitamento delle famiglie italiane
Un recente pubblicazione della Banca d’Italia ha analizzato l’indebitamento e la vulnerabilità delle famiglie italiane ([43]):
In Italia, l’indebitamento delle famiglie è stato storicamente basso nel confronto internazionale, sia in termini di percentuale di nuclei indebitati, sia in termini di incidenza del debito sul reddito. Tuttavia, nello scorso decennio l’indebitamento è cresciuto presso le famiglie italiane (consumatrici e produttrici) più rapidamente che nella media europea: l’incidenza dei debiti finanziari sul reddito è salita dal 43 per cento circa del 2003 al 65 del 2011 in Italia, a fronte di un aumento da poco più dell’80 al 99 per cento nell’area dell’euro.
…
L’incidenza del debito è aumentata soprattutto per le famiglie del Mezzogiorno (dal 26,7 al 50,8 per cento).
Eccone l’evoluzione per macroarea ([43]):

L’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia ci dice ([45]):
Nel primo trimestre del 2013 il rapporto fra il debito e il reddito disponibile delle famiglie è sceso lievemente, al 65 per cento; rimane significativamente inferiore a quello medio dell’area dell’euro (circa il 100 per cento).
mostrandone la più recente evoluzione ([45]):

Ovviamente la casa è il principale fattore di indebitamento.
Recenti stime della CGIA di Mestre ci dicono che nel 2012 il livello di indebitamento delle famiglie è pari a circa 500 miliardi ([45]):
L’insicurezza legata alla crisi economica, al timore di una impennata dei tassi di interesse e, in particolar modo, alla paura di perdere il posto di lavoro ha indotto moltissime persone a concentrare le proprie entrate e una parte consistente dei risparmi al pagamento dei debiti.
Indebitamento delle imprese italiane.
Sempre dal Bollettino economico ([45]):
Nei primi mesi del 2013 la contrazione dei prestiti bancari alle imprese è proseguita sia per le aziende medio-grandi sia per quelle di piccole dimensioni. Alla fine di maggio i prestiti si erano ridotti del 3,6 per cento sui dodici mesi. Il debito complessivo in rapporto al PIL è rimasto pressoché invariato, all’81 per cento.
L’andamento degli ultimi anni:

Debiti contratti anche per il mancato pagamento da parte della Pubblica amministrazione.
Ricordo che i debiti della PA nei confronti delle imprese ammontano a circa 120 miliardi ([46]), finalmente in corso di erogazione (i primi 15 miliardi sono partiti).
Sarà comunque un processo lungo, visto che si stima che l’ultimo fornitore riceverà i soldi a fine 2018 ([47]).
Spero di essere riuscito a farvi comprendere quanto sia delicato il tema del debito privato.
Ciò in considerazione del suo rapporto nei confronti del debito pubblico, sia in termini di erogazione di credito alle famiglie ed imprese…
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Buona riflessione e alla prossima puntata…
Lampo
Nota: si prega di leggere la premessa a questa serie di post.
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Fonti ed approfondimenti:
[39] – Banca d’Italia – L’Unione Europea di fronte alla crisi globale: le implicazioni per le banche, la finanza e la politica economica (8 febbraio 2011).
[40] – Banca d’Italia – Relazione annuale sul 2011: 6. Le politiche di bilancio (31 maggio 2012).
[41] – Senato della Repubblica – XVII Legislatura – Elementi di documentazione: La governance economica europea (giugno 2013).
[42] – Commissione Europea – Relazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, alla Banca Centrale Europea, al Comitato Economico e Sociale Europeo, al Comitato delle Regioni e alla Banca Europea per gli Investimenti sulla relazione 2013 sul meccanismo di allerta (28 novembre 2012).
[43] – Banca d’Italia – L’indebitamento e la vulnerabilità delle famiglie nelle regioni italiane (giugno 2013).
[44] – CGIA Mestre – Comunicati Stampa – Le famiglie sono indebitate per oltre 500 miliardi (5 luglio 2013).
[45] – Banca d’Italia – Bollettino economico n. 73 (luglio 2013).
[46] – CGIA Mestre – Comunicati Stampa – BORTOLUSSI: “I debiti della Pa ammontano a circa 120 miliardi (13 luglio 2013).
[47] – CGIA Mestre – Comunicati Stampa – Debiti Pa: l’ultimo fornitore riceverà i soldi a fine 2018 (22 luglio 2013).
