Quando EVASIONE fa rima con SOPRAVVIVENZA

6 Agosto 2013 14:45

La settimana scorsa l’amico Franco mi aveva inviato alcuni appunti che hanno avuto un certo successo di critica.

L’argomento era la competitività e la mentalità degli imprenditori italiani.

Cliccando qui potrete rileggere tali appunti e anche gli eccellenti commenti e discussioni che ne sono scaturiti.
Oggi Franco ci “riprova” inviandomi un’altra email che pubblico prontamente, anche perché sono certo che molto si troveranno concordi con quanto affermato da colui che ha esperienze dirette sul campo delo commercio e dell’imprenditoria….

Caro Dream…

…continuando nei ragionamenti a voce alta volti ad una donchisciottesca battaglia per il miglioramento della nostra scassatissima Italia, ti sottopongo un pensiero che di sicuro non mancherà di far discutere. Tempo fa Fassina esternava una sacrà verità parlando di “evasione di sopravvivenza”. Paradossale rovesciamento di ruoli considerato che un argomento della destra diventasse patrimonio di un pensatore di sinistra.

La cosa mi è ritornata in mente oggi davanti al banco del pescivendolo ambulante dal quale mi servo, che con aria sconsolata mi diceva che a Torino non può più vendere le anguille perchè da poco è necessario avere una vasca con acqua corrente non riciclata con tanto di pompa elettrica e quant’altro. Alla domanda se fosse una legge europea gli veniva risposto che no, era una disposizione comunale volta ad evitare maltrattamenti e stress agli animali.

Da li in poi mi ha spiegato che a breve lascerà l’attività perchè ormai non più remunerativa, nonostante i suoi figli sarebbero intenzionati a continuare , (così come aveva fatto lui), un mestiere che si tramandava in famiglia da generazioni. Anche perchè mi diceva che ormai con il tipo di tassazione applicata, praticamente i margini si erano ridotti all’osso e bastava una nuvola passeggera per far girare il tutto in territorio negativo.

Il discorso mi ha immediatamente fatto ripensare alle parole di Fassina ed al coro di sdegnato sdegno di quanti, Epifani e Camusso in testa, aborrivano anche solo all’idea. In realtà chiunque si occuppi di piccola impresa e di piccolo commercio sa che purtroppo in molti casi l’unica soluzione che permette ancora di tirare ogni tanto la testa fuori dall’acqua (volendo essere educati) è quella di riuscire a far girare un minimo di nero che fornisca la liquidità necessaria.

Falsa soluzione peraltro, perchè nella realtà dei fatti alla lunga questa scelta porta al collasso, gestioni che già sono in affanno e chi utilizza questi metodi per sopravvivere effettivamente costruisce un muro sulla sabbia.
Però il problema esiste. ed è patrimonio di una miriade di piccole piccolissime attività socialmente utili non solo per il servizio che forniscono, ma soprattutto per il fatto che ancora si rendono autonome senza gravare sulla collettività andando ad incrementare le liste di disoccupazione e comunque pagando la loro bella fetta di tasse contributi IVA e quant’altro.

Dare ossigeno a queste attività intervenendo sui costi fiscali della gestione, riunendo magari tutto il prelievo fiscale in un’unica tassa che permetta di sapere in anticipo la sua incidenza, secondo me sarebbe una cosa da valutare. Questo al disotto di una certa soglia di fatturato
.
Lo stillicidio di uscite che si sommano una sull’altra con una esasperante e progressiva crescita esponenziale non permette neanche più di capire quali possano essere realmente i reali costi fiscali di gestione
L’ultima sulla Tares prospetta una tassazione anche di magazzini e spazi aperti che nel caso di bar e gestioni agricole arriverebbe anche ad aumenti superiori al 1000 %.
Il break even redditività tasse già ormai in certi casi superato o comunque vicino, a questo punto collasserebbe .

Sappiamo bene che già oggi se molte attività non chiudono, è perchè non hanno la liquidità necessaria per farlo e sperano ancora pateticamente che qualcosa cambi in meglio. Questo sarebbe il colpo del coniglio.

Non intervenire a salvaguardia è folle, perchè in certi casi non è diversa la scelta di ricorrere all’evasione rispetto a quella di andare da un cravattaro, ed il risultato finale porta nella stessa direzione . E’ un vero danno che ancora una volta si sia presa l’occasione al balzo per cavalcare posizioni politiche accentrando l’attenzione su questioni di principio e non sui fatti reali, nascondendo la testa sotto la sabbia.

Strano vedere che proprio oggi che il mercato si è fatto di tanti piccoli “uno” , il fisco pretenda di estorcere fette sempre più alte di reddito dal lavoro di chi proprio a causa di questa situazione, reddito non riesce più a produrre. Se la tassazione fosse bassa si renderebbe economicamente conveniente non evadere ,soprattutto considerando oltre al rischio anche la gestione onerosa in termini di tempo e modalità dell’evaso Il rilancio dei consumi potrebbe benissimo partire a tempo debito attraverso una diminuzione di un paio di punti dell’IVA . Altro che aumento…

Se non si lascia agli attori la loro giusta fetta di guadagno,gli attori smettono la recita, ed il sipario si chiude.In agricoltura e zootecnia è anche peggio. La grande distribuzione oggi vessa il produttore, lo ricatta lasciandogli solo le briciole e facendo utili spropositati.

Possibile che nessuno intervenga per monitorare queste situazioni? Se chiude una stalla o vengono estirpati pescheti perchè non più remunerativi, non sarà così semplice ed immediato rimpiazzarli in breve tempo quando si dovesse creare un buco di produzione nel mercato. E così saremo costretti ad incrementare persino in agricoltura le importazioni gravando sulla bilancia dei pagamenti.

Possibile che nessuno dei nostri politici capisca che esiste un mondo reale che va aiutato a non scomparire proprio perchè essenziale al mantenimento della macchina intera?

Possibile che niente di quanto qui citato possa diventare realtà? Ai lettori del blog l’ardua sentenza…ed un grazie a franco per gli ottimi spunti di meditazione.

STAY TUNED!

DT

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