Segnali di crisi in un mercato drogato
Moltissimi lettori contesteranno questo grafico, dicendo che magari è obsoleto e che oggi non conta più nulla.
Il Baltic Index, qui nella versione Dry (Baltic Dry Index) è un indice che, come sapete benissimo, monitora il costo dei noli di navi cargo per trasportare le merci. Credo sia evidentissimo il fatto che (scala arancione) sia rappresentato un grafico nuovamente sui minimi. Proprio come nella recessione del 2008, come poi si è ripetuto nel 2012, e rieccoci qui, nel 2014.
Successivamente ho sovrapposto un altro indicatore che completa l’opera, un indicatore che farà sorridere i più ma che non è da sottovalutare. E’ l’indice Vessel che monitora la velocità di spostamento di queste navi. Ovviamente più le navi vanno veloci e più merci trasportano, vi pare? Invece le navi spesso rimangono addirittura ferme nei porti, in attesa.
Grafico Vessel e Baltic Index
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Con questo cosa vi voglio dimostrare? Semplicemente che il traffico delle merci non si è assolutamente “normalizzato”. Continuiamo ad avere una domanda di merci a livelli molto preoccupanti. Ma allo stesso tempo, ecco il secondo grafico, il confronto tra il Baltic Dry Index e l’indice SP500.
Grafico SP500 e Baltic Index
Sembrano due indici che per un periodo andavano a braccetto e che ora…puff…non hanno più nulla a che fare l’uno con l’altro.
La verità è che questi due indici hanno ancora molto da dirsi. Ma c’è stato un qualcosa che ha fatto prendere allo SP500 una strada divergente. E quel qualcosa è la politica monetaria che lascia al mercato, come spiegato ieri, una percezione errata dell’economia che a lungo andare diventa molto pericolosa. Insomma, la droga data al mercato non deve essere assimilata per troppo tempo altrimenti perdiamo il paziente!
Forse tutte queste parole vi sembrano l’ennesima tiritera di un blogger che vuole giocare a fare il ribassista. In realtà vi sto solo mettendo davanti agli occhi gli elementi che ritengo “anomali”, che meritano considerazione e che fotografano in modo veritiero e concreto lo stato attuale dell’economia (comprese le discrasie con la finanza).
E come detto ieri, la storia insegna, scenari come quelli attuali portano a lungo andare (se non “curati con urgente exit strategy la quale, ovviamente, ha anche i suoi effetti collaterali) conseguenze molto pesanti.
Certo è che il dato sul settore immobiliare di ieri (e voi sapete quanto considero importante il settore immobiliare per tastare il polso di una ripresa economica) sono già preoccupanti, senza dimenticare che anche il settore delle case gode dell’onda d’urto della politica monetaria della FED.
Nuovi cantieri USA
La grande patata bollente ora è in mano alla FED. I grafici sopra non hanno bisogno di grossi commenti. In linea di massima ci sono tutti i presupposti per tentare il prima possibile una exit strategy, al fine di normalizzare il mercato, con effetti probabilmente deleteri per borse e bonds.
Dall’altra invece, la frenata dell’immobiliare suggerisce un rallentamento nel’operazione di tapering.
Che farà la signora Yellen? Questo al momento lo ignoriamo anche se probabilmente continuerà, se non succede nulla, la sua progressiva politica di uscita. Ma state attenti agli eventi. MAI come oggi le cose si stanno complicando. E fin che il giochino gira, allora tutto bene e volatilità sempre rasa al suolo. MA se qualche granello si infila negli ingranaggi…
PS: non ho parlato del contesto geopolitico. Ma forse avrei dovuto, visto che abbattere un aereo civile in Ucraina, invadere con le truppe di terra la striscia di Gaza e occupare militarmente la città di Tripoli non è proprio normale, non vi pare? Comunque di questo e altro ne abbiamo parlato in QUESTO POST ieri sera.
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(Macchianera Italian Awards 2014)

