Tesoro, mi si è ristretto il Rating! (Weekly Rewind)
Le società di rating non godono certamente di tutta la mia simpatia, non tanto perché giudicano, in modo non sempre oggettivo, emittenti di qualsiasi tipo e genere, ma soprattutto perché hanno una macchia che sta nella proprietà. I principali azionisti delle suddette società sono proprio grandi banche internazionali che, per forza di cose, possono essere in palese conflitto di interesse, ancora di più oggi dove la finanza (quindi il mondo comandato e pilotato dalle grandi banche) conta molto più dell’economia reale.
Però occorre dire che questa volta, sono proprio le società di rating a riportare l’ovattato magico mondo della finanza nel girone infernale dell’economia reale.
Proprio questa settimana, sia su twitter che qui, su questo blog, ho più volte criticato la discrasia tra quello che era il quadro economico del Bel Paese, con tutti i dati macro chiaramente e decisamente preoccupanti (quindi l’economia reale) e l’andamento dei mercati finanziari, in particolar modo del nostro BTP, che nella versione “decennale” è ampiamente sceso in questi giorni al di sotto del 2% lordo.
Ma come è possibile che un paese dove il rischio di sostenibilità del debito pubblico (a causa dei cattivi dati macroeconomici) possa godere di tale fiducia sullo stesso debito pubblico?
Beh, l’ho scritto già tante volte. E’ l’avallo della BCE che ci salva.
Ma questa volta anche la stessa finanza si è dovuta arrendere all’evidenza, tanto che una società di rating, la più nota ovvero S&P, ha deciso di abbassare il rating sull’Italia portandolo a BBB-. Quindi ad un passo dal girone infermale dei junk bond, la spazzatura, con tutto quello che ne può conseguire.
Anche se, forse, per come vanno le cose, la spazzatura è quella che oggi più ci si addice come metro di paragone, sotto tanti aspetti.
Per carità però, non essere ancora junk bond è importantissimo e cerchiamo di non arrivarci mai. Io cerco solo di essere realista, tutto qui e di certo NON tifo per un ulteriore downgrade.
Il commento di S&P è molto chiaro:
A pesare sull’economia italiana è anche “il difficile ambiente di business che continua a gravare sulle prospettiva di ripresa del Paese”. Secondo S&P, la debolezza della crescita in Italia “ha inciso più del previsto sulla dinamica del debito pubblico”. E, secondo i criteri dell’agenzia di rating, un aumento del debito pubblico di queste proporzioni, insieme alla crescita bassa e alla competitività peggiorata, “non sono compatibili con un rating ‘BBB'”.
L’outlook stabile riflette l’aspettativa che il governo “possa gradualmente implementare le riforme strutturali” e che i bilanci delle famiglie “possano rimanere abbastanza forti per assorbire ulteriori aumenti del debito pubblico”. S&P tiene in considerazione anche il fatto che la politica monetaria della Banca centrale europea “continuerà a sostenere una normalizzazione dell’inflazione in Italia e dei suoi partner commerciali dell’Eurozona”. (Source)
Quindi ok alle riforme, come il Jobs Act ma anche la consapevolezza che gli effetti delle stesse si avranno solo nel lungo periodo. Ci vuole del tempo. E nello stesso tempo, occorre ringraziare la BCE che fornisce garanzie di un certo tipo ed evita ben peggiori giudizi (alias junk bond).
“Dal nostro ultimo rapporto di giugno, abbiamo rivisto le nostre stime medie di crescita del Pil reale e nominale per il periodo 2014-2017 a 0,5% e 1,2% rispettivamente dalle precedenti stime di 1% e 1,9%. Ci attendiamo che l’economia italiana esca dalla recessione all’inizio del 2015 anche se prevediamo solo una modesta ripresa di circa lo 0,2%, che si paragona con le nostre precedenti stime di una crescita dell’1,1% per l’anno prossimo”.
Speriamo abbiano ragione, magari grazie ad un miglioramento congiunturale, o magari ad un Dollaro USA più debole, o ancora grazie al possibile QE. Siamo nel mondo dei “se e dei ma”. L’unica certezza è che l’abbassamento di rating di S&P non ci deve sorprendere per nulla perché rientra nella logica, visto come siamo messi. E non ammetterlo sarebbe semplicemente indifendibile.
Vi lascio i post più letti della settimana. Spero di essere riuscito ad accompagnarvi attivamente ad alcuni importanti eventi vissuti quasi in diretta (come il Meeting BCE).
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Ora però stacco. Godiamoci questi tre giorni di festa, sperando che possano portare a tutti voi serenità, gioia e magari un piccolo assaggio dell’atmostera magica del Natale.
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YESTERDAY
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NOV 30
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Tutti gli exit polls segnano una vittoria schiacciante del NO sulle tre proposte Il famoso referendum a cui sono stati chiamati i cittadini della Svizzera porterà l’esito che era dato per scontato. Non ci sarà un ritorno ad un parziale …
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