Sudicio suicidio politico ed economico in salsa greca
Il melodramma intitolato “Crisi Grecia” deve indirizzare le istituzioni verso una nuova Europa. In caso contrario sarà un disastro. E in merito al compromesso di Bruxelles, Tsipras si è trovato davanti al bivio che portava sempre e comunque, con entrambe le opzioni, ad uno scenario difficilissimo per gli ellenici.
Non sono certo un esperto di politica, non sono nemmeno un economista, e forse non sono neanche un buon consulente. Ma credo di essere un appassionato della materia economica che cerca di capire meglio quello che gli succede attorno.
Volevo solo scrivere due righe per chiarire alcuni concetti sulla Grecia, approfittando del post per rispondere ad alcune domande che mi sono arrivate via email da alcuni lettori.
Paolo di Carpi mi ha scritto: “scusa DT, ma non capisco. Mi davi l’impressione di essere un super europeista e poi negli ultimi articoli mi sembri trasformato in NO-Euro. Come mai questa tua evoluzione? Possiamo darti il benvenuto tra gli Euroscettici oppure è solo un tuo momento di debolezza?”
In realtà io continuo ad essere un europeista convinto. Secondo il mio punto di vista, oggi un Europa senza Euro ed un’Italia con una sua moneta sarebbero una catastrofe. Tanto per cominciare una motivazione di fondo. Il nostro paese ha una lacuna che ormai è incolmabile. E non sto parlando del PIL o del debito pubblico galoppante ma parlo della nostra classe politica. E’ palese che chiunque va in Parlamento è capace solo ad abbaiare, a travisare le notizie e trasformarle in propaganda elettorale, e a tutto pensa fuorchè a rivoluzionare il nostro Bel Paese. Complice anche un quadro economico molto difficile e soprattutto un elenco interminabile di diritti acquisiti che le varie caste non sono disposte a toccare. Signori, se si vuole cambiare occorre un qualcosa di veramente rivoluzionario. Ma ormai ho perso la fiducia.
In questo quadro di incapacità governativa, come pensate si riesca a gestire un ItalExit? Come si riesce a riorganizzare una ripartenza “sulle proprie gambe”? La vedo veramente difficile. L’alternativa è l’Euro ma attenzione… e ci tengo a sottolinearlo, NON questo EURO.
Cari amici, la vicenda greca deve essere l’occasione finale e definitiva per riprendere mano ai Trattati e RIFARE l’Eurozona. E’ chiarissimo che la gestione della crisi greca è stata fallimentare e bisogna fare il possibile per evitare che altre situazioni simili vengano a crearsi. Non dimentichiamo poi che Atene pesa per nemmeno il 2% sul PIL dell’Eurozona. Cosa comporterebbe il default di paesi come Portogallo, Spagna o peggio ancora Italia ? (andando per ordine di drammaticità senza prendere paesi a caso). Ovviamente mi sono espresso in estrema sintesi ma spero che il concetto di fondo, che giustifica i miei post, sia chiaro.
Joaquin da Barcellona (ebbene si, anche dall’estero): “secondo lei perché Tsipras non ha lasciato l’Euro? L’accordo ottenuto mi sembra drammatico”.
Caro Joaquin, hai sicuramente ragione, i conti non tornano, semplicemente perché a conti fatti ribadisco quanto già scritto in passato: per la Grecia comunque vada sarà un disastro.
Se Atene resta nell’Euro deve sottostare all’accordo capestro firmato a Bruxelles. Austerity, espropri, il tutto per importi enormi se rapportati al PIL. Se la Grecia esce dall’Euro potrebbe anche essere peggio ed i greci lo hanno capito. E allora cosa fare?
La terza strada era quella che incredibilmente ha proposto il durissimo ma tutt’altro che stupido Schaeuble: una valuta parallela temporanea.. Ma attenzione, io non l’avrei vista come alternativa all’Euro e propedeutica ad un rientro della Grecia in Eurozona. Secondo me quello che bisognava fare era creare i presupposto per far fare alla Greca un’uscita “soft” dall’Euro, quasi pilotata, evitando così shock sui mercati e minimizzando, per quanto possibile, il trauma anche alla stessa Atene. Partire ad esempio da un “prestito ponte”. Ma questa ipotesi non mi risulta sia mai stata messa in discussione perchù considerata non interessante.
Perchè parlo di uscita “soft”? Il motivo è ovvio: nessuno era pronto ad un’uscita “strong” della Grecia dall’Euro, in Europa ma anche fuori, basta guardare le pressioni in arrivo da Usa, Russia e Cina per capire l’entità politica del problema. E allora perché non si è fatto? Perché se si tracciava la strada per un’uscita “soft”, si sarebbe scritto il precedente che poi poteva essere usato anche da altri stati dove l’euroscetticismo sta crescendo a dismisura. Ebbene si, caro Joaquin, anche in Spagna. Se ti dico “Podemos” ei viene in mente qualcosa? Credo di si perché se mi hai scritto questa email è perché forse te lo volevi sentir dire.
Morale: Tsipras si è trovato davanti al bivio: uscita drammatica dall’Euro (perché quella soft non era contemplata) oppure rimanere con forti ripercussioni politiche ed economiche per la Grecia. Ha scelto per la seconda. Forse QUESTO era il momento giusto per fare il referendum, non credete? E invece così non è stato e Tsipras, l’uomo che ha detto NO all’austerity per poi rimangiarsi tutto, ha messo le basi a quello che io definisco un sudicio suicidio politico ed economico, proprio perché non totalmente voluto da Tsipras ma quasi “obbligato”.
Ovvio, sia ben chiaro, questo è il mio parere e conta zero, però poco importa. Almeno sul mio blog potrò dire ciò che penso no?
Il rifiuto del FMI
E tanto per capire quanto sia folle questo piano di salvataggio (#Agreekment) basta leggere cosa ne pensa il FMI:
Il Fondo monetario internazionale pone le sue condizioni all’accordo sul terzo piano di salvataggio della Grecia da parte dell’Europa. L’istituto di Washington ha fatto sapere ai partner del Vecchio Continente che non è disposto a restare coinvolto nel programma di bailout senza un piano che renda davvero sostenibile il debito greco nei decenni a venire.[…] l’Fmi torna a ribadire ancora una volta che la Grecia ha bisogno di una ristrutturazione del debito di vasta portata, (leggasi haircut) qualcosa contro cui ci sono tutt’ora resistenze (in primo luogo da Germania, Olanda e Finlandia). Senza, è la tesi dell’Fmi, Atene non sarà in grado di tornare ad accedere al mercato dei capitali e vedrà schizzare il suo debito pubblico vicino al 200% del Pil nei prossimi due anni. (Source)
In linea con quanto più volte scritto nel precedenti post. E se il FMI dice questo credo meriti la giusta considerazione. E’ una denuncia bella e buona: un piano fatto per salvare i paesi più coinvolti senza dare spiragli di uscita alla Grecia.
Non ho parlato di nostra signora Angelina Merkel, personaggio politicamente potentissimo e, permettetemi, straordinariamente capace nel gestire soprattutto gli interessi di casa (come è giusto che sia). Mi è piaciuta molto una definizione di Cerretelli apparsa sul Sole 24 ore nelle ultime ore:
Mai in questo dopoguerra l’Europa era arrivata tanto vicina al precipizio: alla fine della storia, la sua. Mai aveva flirtato con tanta cruda freddezza con l’espulsione di un suo Stato membro, la Grecia, ribelle ma in ginocchio. Ci sono volute 17 ore di negoziati ad altissima tensione e al massimo livello politico per farle ritrovare la ragione e la volontà politica per fare il passo indietro. In nome della salvaguardia dei vitali interessi collettivi di lungo termine e ripudiando i miopi orizzonti del corto-termismo che divora le sue democrazie.
E’ stato così che Angela Merkel, la regina della mediazione, ha trovato la forza di respingere Grexit per imboccare la strada, molto più difficile da difendere in casa, del graduale ripescaggio della Grecia dal buco nero in cui è caduta. […] Risultato, la serena convivenza dentro la moneta unica potrebbe risultarne prima o poi molto turbata: anche se finita in niente, Grexit ha inserito nella dinamica interna dell’euro la variabile dell’espulsione di un paese peraltro non prevista dai Trattati e per questo trasformata nella coazione a uscire via ultimatum, digeribili solo in condizioni estreme alla greca.
Proprio questo è il punto. Dopo questo bail out di Atene l’Eurozona DEVE cambiare. Siamo arrivati veramente in condizioni” borderline” ma si è trovata l’intesa. Quello che bisogna fare ora, è mettere in sicurezza l’Euro. E per fare questo ci vuole un EURO nuovo, partendo da una serie di concetti più volte spiegati. Più Unione in tutti i sensi: politica e fiscale in primis, oltre che economica. Punto. Tutto il resto può fare da contorno.
E se non cambia nulla, come è probabile che avvenga? Bene, prepariamoci, il castello di carta prima o poi finirà incendiato e si sbriciolerà. E qualsiasi intervento sarà tardivo, insufficiente ed inutile.
Un’ultima nota: in passato un quadro come quello attuale avrebbe portato alla guerra. Evento drammatico ma che storicamente, a seguito di uno shock iniziale evidente, ha permesso a certe realtà delle ripartenze economiche di un certo tipo. Di certo non arriveremo a tanto ma l’impatto di certe riforme saranno paritetiche a certi eventi che sono diventati necessari. E’ il ciclo naturale delle cose e dell’economia. Inutile cercare di sfuggire alla realtà.
Chiudo con una frase di Bastasin “da meditazione” per il Bel Paese:
In questo contesto la posizione italiana è incredibilmente delicata e dovrebbe essere elaborata con visione strategica. Roma deve essere in grado di valorizzare l’aspirazione di Berlino a un’integrazione più stretta da cui l’Italia beneficerebbe più di chiunque altro. Ma deve anche allontanarsi dal rischio di essere affiancata ad Atene come paese troppo rischioso per non essere esposto al rischio di uscita. In fondo l’Italia avrebbe molto da interrogarsi se dovesse applicare le riforme incluse nel memorandum di Atene ai propri problemi endemici e mai debellati di inefficienza, criminalità e corruzione. Una riflessione sulla parte indispensabile delle riforme è ora più giustificata vista la debacle del negazionismo populista. (Source)
In altre parole, evitiamo che il sudicio suicidio politico ed economico visto ad Atene possa domani possa presentarsi anche in Italia. Noi NON siamo la Grecia. Ma possiamo sempre diventare un qualcosa di simile. I numeri (debito) vanno in questa direzione anche se qualcosa in più rispetto a loro, per fortuna produciamo ancora…
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