UNICREDIT: scoperte le carte dell’AUC. Ma la partita da giocare è molto complicata.
Signori, ai blocchi di partenza. Si parte.
Lunedì partirà l’aumento di capitale più “cool” di questo 2017. Dimensionalmente parlando è un’operazione monstre pari a 13 miliardi che andrà a ricapitalizzare la banca più importante della nostra penisola assieme a ISP, ovvero Unicredit.
Proprio stasera sono uscite le caratteristiche dell’aumento di capitale.
Sconto del 38% rispetto al terp (cioè al prezzo teorico ex diritto, theoretical ex right price) e contratto di garanzia sottoscritto con l’intero consorzio bancario. (…) L’offerta in opzione riguarderà azioni ordinarie di nuova emissione, senza valore nominale, da offrirsi in opzione agli azionisti titolari di azioni ordinarie e ai portatori di azioni di risparmio al prezzo di sottoscrizione di 8,09 euro per azione (di cui euro 0,01 a titolo di capitale ed euro 8,08 a titolo di sovraprezzo), nel rapporto di opzione di 13 azioni ordinarie di nuova emissione ogni cinque ordinarie e/o di risparmio possedute. (Source)
Ecco, eravamo nel giusto, visto che alla fine è arrivato un annacquamento mica da ridere (13 nuove azioni ogni 5) con tanto di sconto, rispetto al valore di mercato attuale, pari al 38%.
Pensavano di avere una Unicredit quotata al doppio dei multipli di mercato. Eccovi serviti, con questa operazione i multipli saranno falcidiati e tutto tornerà nella normalità.
Si fa per dire, sia ben chiaro. Per Unicredit si apre la sfida più importante della sua storia.
Per la cronaca, c’è un consorzio di garanzia che sottoscriverà l’inoptato. Un punto importante a favore di Unicredit anche se la storia insegna (fu proprio Unicredit a “scappare” qualche mese fa, ricordate?) che questo non significa matematica certezza. Anche perchè il contratto di garanzia contiene, tra l’altro, le usuali clausole che condizionano l’efficacia degli impegni di garanzia ovvero attribuiscono ai membri del consorzio di garanzia la facoltà di recedere dal contratto, in linea con la prassi internazionale”. Ora evidentemente se l’inoptato fosse alto gli aderenti potrebbero recedere, vanificando la “garanzia”. Infine voglio anche ricordare che restano sempre in pancia a Unicredit all’incirca 50 miliardi di NPL lordi ( circa 20 al netto delle svalutazioni).
Dite che Unicredit dovrebbe fallire? Eticamente forse si ma sarebbe sistematicamente inaccettabile e ingestibile e quindi rimarrà in piedi. Quindi che fare con l’aumento di capitale?
Eh no cari amici, di certo non posso fare una consulenza del genere in modo così leggero. Diciamo solo che tutte le scelte fatte dagli ex azionisti rappresentano delle scommesse. Immaginate un’urna con tre palline. Una BLU (vendere tutto), una ROSSA (vendere in parte) e una GIALLA (massima fiducia e sottoscrivere). Ecco, buona fortuna…. Anche se qualcuno la partita ha già cominciato a giocarla prima degli altri.
Dalle comunicazioni giornaliere fornite dalla Consob si apprende che Jane Street Group ha incrementato la posizione corta su Unicredit, portandola dallo 0,8% allo 0,94%. La segnalazione è datata 31 gennaio. (SoL)
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