ITALIA: passeggiando sull’orlo del burrone
: un incubo per l’Unione Europea. Un colpo gobbo dell’Italia.
Ben inteso, si tratta di una provocazione.
E’ ormai chiaro a tutto qual è il parere di Bruxelles.
(…) “We call on the Italian authorities to ensure that the (budget) will be in compliance with the common fiscal rules and look forward to seeing the details of the measures,” added the letter, signed by the Commission’s Vice-President Valdis Dombrovskis and the EU Economics Affairs Commissioner Pierre Moscovici. (…) The Italian government this week unveiled the core of its expansionary multi-year budget plan, raising the target for the fiscal deficit to 2.4 percent of gross domestic product next year, three times the 0.8 percent goal set by the previous centre-left administration. (…) Moscovici has already warned that the package might not respect EU regulations but a Commission spokeswoman said on Friday that Brussels would only react to the budget plan when it will be formally delivered by an Oct. 15 deadline. [Source]
Beh, più chiaro di cosi. La manovra gialloverde non è ben digerita dall’Unione Europea. Ci tengo però a precisare che il parere di Bruxelles non ha valore vincolante e che commenta quelle che sono le intenzioni del nostro governo, visto che la manovra finanziaria per il 2019 non è ancora definitiva e dovrà essere approvata. Un tentativo, insomma, per chiedere a Roma delle correzioni. Anche se poi l’ignoranza della gente non ha confini. Ad esempio, leggete cosa mi ha mandato un amico lettore, direttamente preso dalla metro di Napoli.
A Napoli in metropolitana. #M5S #UE #def #LegaM5S # pic.twitter.com/MtkgtdlZEg
— maria modeo (@mariamodeo) October 7, 2018
Tanto per cominciare però attendiamo il 15 ottobre, giorno in cui il governo invierà alla Commissione il “Documento Programmatico di Bilancio” (DPB), nel quale sono indicate nel dettaglio le spese che il governo stima per l’anno successivo, le entrate che si aspetta, oltre che le risposte alle raccomandazioni ricevute dalla Commissione. Insomma, il DPB sarà la vera “resa dei conti”. E tutto sarà più chiaro, anche se qualche indiscrezione più o meno chiara è già venuta fuori. La domanda che mi sono posto io è molto banale: perché? Perché questa manovra è vista così di traverso mentre altri paesi in passato hanno sforato senza subire tante minacce mediatiche?
Innanzitutto l’Italia ha una situazione più complicata come rapporto debito/PIL, un rapporto che come è noto non ci permette margine di manovra a meno che…utilizzare la leva del deficit. Ma la coperta è corta ed utilizzare il deficit deve essere misura di straordinaria amministrazione e soprattutto deve dimostrare di essere “efficace”. E qui secondo me casca l’asino.
Sia ben chiaro, si tratta di mie elucubrazioni che condivido con voi, giuste o sbagliate che siano. L’asino casca in quanto, contrariamente a quanto io avrei sperato, il deficit si sfora per misure non cosi strutturali, intervenendo invece su altri importanti voci di costo. Tanto per cominciare i tagli alle agevolazioni fiscali. Secondo voi come influiranno sul reddito degli italiani? Quali saranno gli effetti, ad esempio, in un mercato ancora in forte difficoltà come quello immobiliare?
Inoltre partite di giro, come anche gli aumenti degli acconti. E queste sarebbero le misure per fare ripartire l’Italia? In questo modo riusciremo a dare il via a reddito di cittadinanza, riforma pensioni, avvio della flat-tax e blocco dell’aumento dell’Iva e tutto il resto, senza avere effetti NEGATIVI su nostro tessuto economico? Insomma, la mia grande paura è che questo deficit è stato bocciato anche per un problema QUALITATIVO. Ovvero non è difendibile, perché costruito su un elemento che non ci porta da nessuna parte: il populismo incondizionato.
Ho letto proprio in questi giorni un eccellente articolo su Il Sole 24 Ore di Riccardo Sorrentino. Ecco cosa dice:
(…) La Francia ha annunciato per il 2019 un rapporto deficit/pil del 2,8%, dopo il 2,6% previsto per fine 2018, spingendo subito il vicepremier italiano Luigi Di Maio a dire: «Facciamo come loro». In realtà il governo di Parigi ha trasformato un credito d’imposta in una detrazione fiscale e l’anno prossimo dovrà versare i crediti 2018 – peraltro già contabilizzati negli attivi delle aziende – e nello stesso tempo “rinunciare” alle entrate corrispondenti per il 2019. (…)Non è una manovra davvero espansiva, tantomeno elettorale: la Francia tornerà a un deficit dell’1,4% nel 2020, e questa brusca flessione sarebbe eccessiva anche per un paese come la Francia, in circostanze diverse: se, insomma, fosse “vera”. Per il 2022, l’anno delle prossime presidenziali, è previsto poi un deficit dello 0,3%, quasi il pareggio di bilancio. Il debito pubblico, nell’intero periodo è dunque previsto in calo, sia pure in misura marginale l’anno prossimo (quando si prevede una crescita dell’1,7%). [Source]
Riprendetevi tutto l’articolo, io vi ho solo citato il caso della Francia per farvi capire che, in quel caso, c’è un progetto chiaro di rientro. Con un ritorno importante sul tessuto economico. In Italia si farà altrettanto? Oppure nei prossimi anni, saremmo costretti ad aumentare il deficit per coprire il deficit?
Alcuni conti sono già stati fatti. Questo è tratto dall’agenzia ANSA, almeno così non offendiamo nessuno:
(…) Per riassumere: nel 2019 circa 3 milioni e 200 mila tra partite Iva e imprese piccole e grandi pagheranno maggiori tasse. Un miliardo in più. E il conto potrebbe salire se il governo decidesse di aumentare gli acconti sulle imposte dovuti da professionisti e aziende. Un’arma spuntata perché lo Stato incassa di più in un anno, meno in quello dopo» (…) [Source]
Ok, ok, non bisogna fasciarsi la testa prima del dovuto, spero di aver sbagliato tutto e che i soldi vengano impiegati (e trovati) diversamente. Il problema è che siamo in un momento estremamente delicato, stiamo passeggiando sull’orlo del burrone. Cadere giù è un attimo, proprio perché tutti i jolly ce li siamo già giocati.
Auguri Italia.
DEF 4 dummies (HT Luca Bottura)
STAY TUNED!
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