SALVIAMO IL SOLDATO EUROZONA (o decidiamo che fare!)
Dopo la sentenza della Corte di Karlsruhe vengono messi paletti giuridici e politici che rischiano di pesare nel futuro dell’Unione Europea. Si necessita di Piano B che già esiste e deve essere condiviso.
In questo contesto di mercato, malgrado la positività che ancora si percepisce sui mercati, c’è secondo me poco da stare allegri.
Tra le tante questioni che sono discusse in questo periodo c’è ovviamente la tematica BCE e il debito italiano. Due tematiche molto correlate soprattutto se andiamo ad analizzare la decisione della Corte Costituzionale tedesca.
Partiamo da una premessa.
Il Covid-19 comunemente chiamato CoronaVirus (in modo non corretto) porta a livello di finanza pubblica tre evidenti criticità:
– Crollo del PIL
– Esplosione del debito pubblico PIL
– Super deficit pubblico
Si combatte il punto uno con il punto due e tre, al fine di evitare una depressione senza precedenti.
Intanto la Commissione europea ha presentato le Previsioni economiche di primavera: nel 2020 la crescita dell’Eurozona crollerà del 7,7% mentre quella dell’Ue nel suo insieme del 7,4%. Il crollo del Pil dell’Italia è stimato per quest’anno del 9,5%, della Francia dell’8,2%, della Germania del 6,5%. Nel 2021 tutti riprenderanno a correre: il Pil dell’Eurozona +6,3%, dell’Ue +6,1%, dell’Italia +6,5%, della Francia +7,4%, della Germania +5,9%. (source)
Queste le stime proprio in ambito PIL e DEBITO UE.
Risulta chiaro che chi ne uscirà più indebolito, chi sarà mai? Ebbene sempre loro, i paesi periferici, i famosi PIIGS (chi guarda la serie TV “Diavoli” si starà rinfrescando la memoria) che quindi si troveranno di certo ad annaspare quando la situazione tenderà a stabilizzarsi.
Quindi tutto torna chiaro, compresi i timori dei paesi nordici sulla solvibilità dei periferici anche perché, dalla slide sopra esposta, l’Italia vola a circa 159% di debito PIL. Oltre 2.5 volte l’obsoleto parametro di Maastricht.
La decisione della Corte di Karlsruhe
E fu cosi che… dopo lunghe analisi e ragionamenti, la Corte costituzionale tedesca ha dato tre mesi alla Banca centrale europea per dimostrare che il programma di acquisto di obbligazioni non abbia effetti economici e fiscali sproporzionati.
E se non arrivano risposte convincenti, la Corte costituzionale tedesca ha detto in modo inequivocabile che può interrompere i programmi della Bce e questo, se mai dovesse capitare, probabilmente sarebbe l’inizio della fine dell’EURO, visto che si andrebbe a minare in modo inequivocabile la fiducia dei mercati nell’Eurotower e nell’Unione Europea in generale.
Sarebbe la fine della possibilità di fare QE per la Bce, di gestire le emergenze con un po’ di flessibilità, di poter intervenire in modo urgente in caso di bisogno. Il sistema ne uscirebbe indebolito nell’immagine e nella sostanza, in preda alla speculazione con forte rischio di abbandono a favore del buon vecchio sicuro USD.
(…) La Corte costituzionale federale della Germania ha stabilito in una sentenza oggi che il programma di acquisti dei titoli di Stato (Pspp) della Bce relativo al QE1 e QE2 non finanzia gli Stati e quindi rispetta il divieto del Trattato contro la monetizzazione dei debiti pubblici nazionali. Al tempo stesso però la Corte accoglie il ricorso di alcuni accademici ed economisti tedeschi sulla possibilità che il QE negli acquisti dei titoli di Stato abbia violato il mandato della Bce con un mancato rispetto del principio di proporzionalità nel Trattato o ultra vires (non rispetto della ripartizione delle competenze tra l’Unione europea e gli Stati membri). Proporzionalità intesa come analisi controfattuale che soppesa vantaggi e svantaggi della decisione.
Sulla proporzionalità, la Corte ha chiesto al Consiglio direttivo di adottare una decisione che dimostri «in una maniera comprensibile e con argomentazioni» che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal PSPP non abbiano effetti economici e fiscali non proporzionati. In particolar modo viene chiesta una particolare verifica al reinvestimento del capitale dei titoli di Stato rimborsati e giunti a scadenza dal gennaio 2019 e relativi al QE1 iniziato il 9 marzo 2015 e terminato il dicembre 2018, e il QE2 iniziato nel novembre 2019. (…) [Source]
Ok, so già cosa state pensando e non posso che darvi ragione. Col voto di ieri abbiamo avuto la definitiva certezza che l’Unione Europea è finita, e che agli atti attuali, è comandata dalla Germania. E provate a dire il contrario?
Da ieri infatti la Bce non è controllata dalle istituzioni europee, ma dalla Germania che rivendita la sua PIENA sovranità. Alla faccia dei buoni propositi di Unione.
E se la BCE fa di testa sua e non si attiene alle regole teutoniche, i tedeschi levano le tende. Anche perché diventa difficile secondo me NON ammettere che si tratta di monetizzazione del debito. Infatti quasi in modo silenzioso, la BCE ha fatto un piccolo miracolo. Infatti, grazie al quella serie di quantitative easing il parametro debito/Pil dei Paesi in questione si riducesse dall’86% al 63%, riportandosi quindi in prossimità dei ben noti e discussi livelli previsti da Maastricht. (Source)
Fonte: IlSole24Ore
(…)«Non possiamo definirla una monetizzazione in senso tecnico, si tratta piuttosto di una collaborazione di fatto fra le politiche economiche di Banca centrale e Governi che attuano scelte distinte», ammette Delitala (Pictet, ndr), facendo però notare come in fin dei conti la totalità del nuovo debito che sarà creato a livello aggregato in Europa per far fronte a Covid finirà nei forzieri di Francoforte. (…) [Source]
Quindi per certi versi la Corte di Karlsruhe non sta contestando delle cose non corrette. Ma sta politicmente decidendo la fine dell’EURO.
Però per certi versi, potrebbe anche permettere il piano B, la scappatoia, la soluzione che potrebbe mitigare la tensione che si sta generando sui mercati. Anche se poi si vanno a scatenare altri problemi. Però signori, tutto sta nella sostanza.
BISOGNA DECIDERE COSA SI VUOL FARE
Vogliamo continuare il progetto EUROZONA? E allora rifondiamo l’Eurozona.
Vogliamo tornare alle origini? Sarà un gran casino ma in qualche modo faremo. Ma in questo contesto di difficoltà bisogna fare quelle scelte che poi saranno le basi del futuro.
E quale sarebbe l’alternativa agli acquisti BCE? Io vedo solo lui, il tanto discusso ed odiato (indovinate da chi?) recovery fund, che interverrebbe al posto della BCE a sostegno di mercato e paesi.
In altri termini: il sostegno non può venire dalla politica monetaria? E allora utilizziamo strumenti alternativi condivisi.
In modo trasparente ed esplicito, quindi indiscutibile. Ma CONDIVISO in partenza.
UTOPIA? Forse si, ma trovatemi voi altre soluzioni a quanto sopra paventato.
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