Acconto al 110%. Ma come si fa a chiamarlo acconto?

20 Novembre 2013 11:49

Non so se ridere o piangere.
Il governo dovrebbe varare domani un decreto legge per coprire la cancellazione della seconda rata Imu dove è previsto un maxi anticipo Ires al 110% per tutte le imprese e non solo per banche e assicurazioni. L’estensione della misura a tutti gli altri comparti, rispetto ad una anticipazione ancora più corposa (si parlava del 120%) solo per il mondo bancario e assicurativo dipende dalla necessità di non incorrere nel veto di Eurostat, che avrebbe potuto considerare la misura come un prestito forzoso imposto dallo Stato al sistema finanziario nazionale, in questo modo il gettito che ne sarebbe scaturito sarebbe stato considerato come nuovo debito pubblico.

Ora abbiate pazienza, non prendiamoci in giro. Come cavolo fate a parlare di ACCONTO quando ci chiedete il 110%?

E quando si dovrà pagare il saldo?

Da queste cose si capisce il vero stato di grande confusione e difficoltà del nostro Bel Paese ormai ridotto ad una gruviera.
Altro che tagliare le tasse, il cuneo fiscale, la pressione erariale sulle imprese. Qui chiedono un acconto al 110%, cioè OLTRE al dovuto!
Siamo proprio messi male. E tutto questo si fa NON per creare delle basi per la ripresa o per il futuro, ma per una ordinaria sussistenza che è sempre più complicata.

Provate per una volta ad immaginare lo stato come se fosse la vostra famiglia.
Quanto questa famiglia ha dei debiti e questi debiti continuano ad aumentare perché si investe in un qualcosa che in futuro porterà dei ritorni e quindi ad un deleveraging (investimenti strutturali, vedi Giappone), allora significa che l’operazione finanziaria ha un senso. Ma quando si scopre che tutte le spese vengono fatte per restare a galla e nulla di più ,allora che possiamo dire? E il debito? Ovviamente NULLA di strutturale, ma solo nuovo debito che serve per finanziarie il regresso. E le prospettive sullo stesso sono pessime.
COME NE VERREMO FUORI?

Nonostante il successo del governo nel proseguire il consolidamento fiscale, il debito pubblico italiano sta continuando a salire in rapporto al Pil e, per garantirne un rapido declino, potrebbero essere necessarie nuove misure di aggiustamento, aggiunge l’organizzazione parigina. L’Ocse prevede un rapporto deficit/Pil pari al 3% nel 2013 e destinato a calare ulteriormente nel 2014 /2,8%) e nel 2015 (2%). Il debito però, anche a causa della debolezza dell’economia, appare orientato a salire – stima l’organizzazione di Parigi – dal 145,7% del Pil nel 2013 al 146,7% del Pil l’anno successivo, per poi ripiegare al 146,1% del Pil nel 2015 (OCSE)

STAY TUNED!

Danilo DT

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