Altro che deleveraging. In Cina la situazione continua a peggiorare

Pubblicato 27 Febbraio 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 07:18

Il treno-proiettile: la linea veloce più lunga al mondo.
Da Pechino a Guangzhou (2.298 chilometri) in meno di 10 ore

I finanziamenti alle imprese continuano a salire e, in totale opposizioni ai dati attesi, il fenomeno dello shadow banking continua ad aumentare ed i crediti a lievitare. Economia cinese ad evidente rischio di surriscaldamento

La Cina rappresenta per certi versi una vera incognita per i mercati finanziari. La poca trasparenza ne ha sempre condizionato l’outlook anche se è indiscutibile la potenzialità di crescita e la potenza della macchina economica cinese che ultimamente, però, ha perso un bel po’ di smalto.

Nelle ultime settimane si è parlato molto di politica monetaria restrittiva e di deleveraging per il Celeste Impero. E proprio a riguardo della riduzione della leva finanziaria, i dati pubblicati sui prestiti in Cina durante il fine settimana dovrebbero essere sufficienti a mettere tutti d’accordo ed archiviare inesorabilmente questa falsità. La Cina faceva paura per lo shadow banking e per il troppo debito? Bene, sappiate che le cose sono addirittura peggiorate. A gennaio i prestiti sono stati i più alti da quattro anni. Più preoccupante, il cosiddetto sistema finanziario parallelo, o “Shadow banking” è salito a 2.580 miliardi di yuan, distruggendo letteralmente le stime degli analisti.
Eccovi il grafico che vi illustra il tutto.

Quindi se temevamo una bolla da investimenti in Cina, sappiate che il Governo non ha certo fatto molto per limitare il fenomeno.
A parte le questioni cinesi politiche, c’è una domanda che deve porsi l’investitore.
Non è più un problema di quanto crescerà il PIL cinese, ma cosa accadrà a questo punto.

Ecco cosa scriveva qualche giorno fa su The Telegraph il giornalista Ambrose Evans-Pritchard

“China’s Xi Jinping has cast the die. After weighing up the unappetising choice before him for a year, he has picked the lesser of two poisons.
The balance of evidence is that the most powerful Chinese leader since Mao Zedong aims to prick China’s $24 trillion credit bubble early in his 10-year term, rather than putting off the day of reckoning for yet another cycle.”

La Cina ha deciso di continuare a “scommettere” sull’espansione del credito, a quanto sembra. Inoltre, se si contano le iniezioni di pronti contro termine netti – iniezioni della banca centrale nel mercato interbancario al fine di fornire liquidità – e di acquisti in valuta estera non sterilizzati, è evidente che la Cina sta ancora pompando denaro nell’economia in maniera insostenibile.
Ma…fino a quando il castello (di carta?) reggerà? E il mercato, tutto questo lo sta prezzando oppure ha immensa fiducia nelle potenzialità di Pechino?

Ecco la prova che il credito alle imprese continua a lievitare a dismisura.

E che allo stesso tempo, il delinquency rate (tasso insolvenza) sta percentualmente lievitando e non di poco.

I dati di gennaio mostrano le banche cinesi sempre in fase fortemente espansiva. Infatti hanno prestato 1.320 miliardi di yuan, battendo una previsione di 1.100 miliardi di yuan. E pensare che si pensava addirittura ad una sonora battuta d’arresto del credito
Più preoccupante è il numero totale di finanziamento della società. Questa cifra è salita a 2.580 miliardi, molto al di sopra delle stime degli analisti di 1,9 trilioni.

Ed intanto lo Yuan si sta indebolendo il giusto.

La locomotiva cinese corre all’impazzata. Sempre più veloce. Potrebbe deragliare, anche se sappiamo che corre su dei binari (Cina) con le rotaie molto larghe.

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Danilo DT

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