Cosa succede allo Spread BTP Bund e al nostro debito pubblico?
Se chiedete ad un gestore obbligazionario a Londra una figura retorica per spiegare l’Italia vi dirà senza dubbio che il nostro Bel Paese è come un elefante nella stanza dei cristalli.
Immagine perfetta per descrivere il nostro paese. Sommerso dal debito pubblico (ecco perché è un elefante) e troppo imponente, importante ed influente per il sistema economico europeo, tanto che rappresenta sempre un rischio (i cristalli che si possono rompere).
Sul nostro debito pubblico ho già speso tonnellate di inchiostro virtuale (visto che ho usato una tastiera). E già sapete tutto. Idem su COME si è generato il nostro debito pubblico. Un debito pubblico che però non è mai rientrato e, anzi, ha continuato a salire malgrado tassi risibili e forti tagli alla spesa pubblica.
Lascio perdere in questa sede i commenti sulla qualità dell’utilizzo del denaro pubblico, sennò non ne usciamo più vivi.
Fintanto che l’Italia non era nell’Euro, poteva teoricamente fare ciò che voleva. Molto probabilmente, se non fosse arrivato l’Euro, avrebbe fatto default ma queste sono ipotesi che mi tengo per me, essendo giudizi personali.
Ora però facciamo parte di questa grande famiglia, che è l’Eurozona, dove ci sono degli stati che continuano a guardare con occhio molto critico la situazione delle finanze italiane.
Ovvio, vi sto parlando dei tedeschi e dei loro amici più stretti, che non hanno nessuna intenzione di pagare tutto quello che la malagestione pubblica ha generato negli ultimi 40 anni.
Lasciamo perdere ovviamente qualsiasi discorso propagandistico dove viene affermata l’assoluta solidità del debito italiano e la grande stabilità finanziaria dell’Italia.
Sappiamo tutti che l’Italia sta continuando a fare degli sforzi ma il debito pubblico, non fa altro che crescere.
Ma se l’Italia è in una condizione critica per il suo debito pubblico, occorre anche dire che siamo detentori in effetti di una delle maggiori ricchezze private (risparmio) pro capite al mondo.
Quindi, Italia paese dei grandi risparmiatori, Italia paese del grande debito pubblico.
Italia paese che prima ha dato e che ora deve togliere. Non lo dico io, ma è quanto praticamente ci sta suggerendo Berlino.
“Cari italiani, avete accumulato nei vostri dossier titoli, tanti BTP che lo Stato ha emesso in tanti anni di generoso deficit spending. Voi italiani vivevate bene perché lo Stato vi permetteva di vivere bene grazie al suo sostegno artificioso.”
Ma come lo Stato ha dato, ora lo Stato deve togliere, e se non lo farà lo Stato, ci potrebbe pensare qualcun altro, visto che abbiamo firmato un patto dove accettevamo sacrifici ma che saremmo tornati al rapporto debito pubblico/PIL pari al 60%.
Ovvio, non era necessario arrivare al 60%, ma di certo non solo non ci siamo avvicinati, ma ci siamo progressivamente allontanati.
Spread BTP Bund in salita (vicina ai massimi ultimi 6 mesi)
Premessa lunga ma necessaria per poi arrivare al nocciolo della questione.
Quanto vi sto per scrivere, ve lo avevo già accennato in passato, ma recentemente è tornato prepotentemente di moda. Ma attenzione, non vi sto dicendo che da DOMANI sarà così, ma voglio solo generare in voi ( sono noioso, lo so, ma è la mia mission forse “impossible”…) la consapevolezza.
Per facilitarmi la vita, andrò a riprendere un articolo di Fubini apparso sul Corsera qualche giorno fa…
Ormai è passato già diverso tempo dal salvataggio della Grecia (uno dei tanti…) ed i tedeschi si sono detti: mai più uno scenario del genere.
(…) L’inchiostro di Alexis Tsipras sulla sua resa a Bruxelles nel luglio scorso era ancora fresco, quando a Berlino si è riunito il Consiglio degli esperti economici. Volevano avanzare delle idee una vicenda del genere perché non si ripetesse mai più. In due settimane questo gruppo di cinque persone ha approvato un «rapporto speciale» di 53 pagine, con quattro voti a favore e uno contrario. In Italia non se n’è accorto nessuno. (…)
Vero, in pochi hanno saputo. Noi siamo tra i pochi.
(…) Pochi hanno prestato attenzione anche dodici giorni fa, quando Wolfgang Schäuble ha dato il suo appoggio a quel piano. Per il ministro delle Finanze tedesco non era necessario farlo, perché sta già facendo viaggiare molte di quelle proposte negli ingranaggi decisionali dell’area euro. Non importa se nel Paese che ne sentirebbe di più l’impatto — l’Italia — non se ne parla e il mondo politico fatica persino a capire di cosa si tratta. Non è una novità: era già distratto due anni fa quando approvò la direttiva europea sui salvataggi bancari che oggi, ormai in vigore, riscuote le proteste di tutti i partiti. (…)
Ci prendono proprio per fessi i tedeschi? Mah…inizio a pensare che fanno bene…
(…) Si legge nel rapporto dei saggi: «È necessaria un’applicazione coerente delle regole di insolvenza per gli Stati, in modo da ridurre i livelli di debito e rendere credibile la clausola che esclude i salvataggi» (inclusa nel trattato di Maastricht, ndr). (…)
Necessario, si parla di necessità. Vi sembra poco? Un qualcosa che possa ridurre il debito in modo chirurgico e rendere credibile e sostenibile il sistema Eurozona. Ve lo devo dire io o lo avete capito anche voi che qui si sottointende un HAIRCUT?
(…) Ne consegue la richiesta tedesca sugli istituti di credito: «Va posta fine al privilegio concesso ai titoli pubblici nella regolazione bancaria», si legge nel rapporto. Si tratta della parte del piano che più rapidamente sta facendo strada a Bruxelles. Il mese prossimo e in giugno due gruppi di lavoro dell’area euro presenteranno rapporti che precisano e declinano il progetto. Per le banche italiane, e il finanziamento del debito pubblico di Roma, l’impatto sarebbe profondo. Sul tavolo c’è l’ipotesi che gli investimenti fatti in titoli di Stato inizino a erodere il capitale delle banche non appena la loro esposizione in debito pubblico del loro Paese supera il 25% del patrimonio. (…)
Quindi, tanto per cominciare, si andrebbe a costringere le banche italiane ad accantonare denaro contro eventuali perdite per circa il 70% del loro portafoglio di titoli di Stato. Oppure le stesse potranno vendere copiosamente i titoli di stato che hanno in portafoglio.
Comunque vada è chiaro il rischio tracollo dei titoli di stato. Certo, il processo sarebbe graduale ma inesorabile ed avrebbe effetti devastanti sulle banche.
Questo potrebbe anche giustificare la debacle delle banche italiane nelle ultime settimane, a Piazza Affari.
Ma attenzione, i tedeschi non hanno certo pensato a cosa potrebbe significare questo per il sistema NON solo italiano ma soprattutto europeo. Siamo certi che la stessa Germania non se subirebbe delle conseguenze pesantissime? E poi il ruolo della BCE? Draghi lascerebbe andare a ramengo tutto il progetto di maggiore Unione Europea, visto che proprio ora il sostegno della Bce al sistema è pressochè totale? Sarebbe un percorso che si muove su territori diametralemente opposti a quelli oggi in vigore.
Quindi, personalmente, non credo proprio che questo processo possa arrivare a breve. Ma state all’occhio perché prima o poi diventerà cuna cosa concreta, non oggi, non in qeusto 2016 e tantomeno nel 2017. Intanto però, come sempre, io vi avevo avvertiti. Avete ancora tanto tempo per adeguarvi, iniziando ad aggiustare il tiro ai vostri portafogli, nella consapevolezza che l’elefante nella stanza dei cristalli dovrà fare una bella piroetta. La frittata è garantita.
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