FOMC conferma exit strategy programmata: mercati in evoluzione

La politica monetaria domina sui mercati finanziari e le mosse della FED condizionano e condizioneranno le tendenze futuro. Come da copione.
Come atteso dal mercato, come detto ieri in questo post, la Fed ha annunciato al termine della sua riunione di politica monetaria la riduzione dei suoi acquisti mensili di titoli di stato per altri 10 miliardi di dollari. L’istituto centrale Usa procederà dunque nella via del ‘tapering’, una mossa secondo me abbastanza aggressiva e coraggiosa che conferma la volotà di proseguire spediti con la “exit strategy”, malgrado le recenti turbolenze nei mercati emergenti e ridurrà il ritmo del suo acquisto di asset a 65 miliardi di dollari mensili, tagliando a 35 miliardi di dollari al mese dai precedenti 40 miliardi gli acquisti mensili di titoli del Tesoro e a 30 miliardi da 35 gli Mbs.
(…) Information received since the Federal Open Market Committee met in December indicates that growth in economic activity picked up in recent quarters. (…) Labor market indicators were mixed but on balance showed further improvement. (…)The Committee sees the risks to the outlook for the economy and the labor market as having become more nearly balanced. (…) Beginning in February, the Committee will add to its holdings of agency mortgage-backed securities at a pace of $30 billion per month rather than $35 billion per month, and will add to its holdings of longer-term Treasury securities at a pace of $35 billion per month rather than $40 billion per month.(…) The Committee continues to anticipate, based on its assessment of these factors, that it likely will be appropriate to maintain the current target range for the federal funds rate well past the time that the unemployment rate declines below 6-1/2 percent, especially if projected inflation continues to run below the Committee’s 2 percent longer-run goal. (Source : FOMC Statement)
La reazione stamani dei mercati non si è fatta attendere. L’indice Nikkei, dopo una perdita durante gli scambi che è arrivata a toccare oltre i 500 punti, ha poi recuperato terreno fino a chiudere a quota 15.007,06, in calo di 376,85 punti.
Ma attenzione, occorre ribadire per l’ennesima volta l’importanza del fenomeno “tapering”.
La FED ieri sera ha confermato la sua volontà di uscire dalla politica espansiva del QE, con un ritmo serrato, pari a -10 mld al mese. In questo modo in tarda estate, la FED avrà terminato con gli acquisti e con il suo sostegno al mercato tramite il QE.
Le ripercussioni su questa politica non sono limitate SOLO ai paesi emergenti.tenendo conto che è la finanza che comanda i mercati e che la reazione che ne deriva sarà globalizzata, In ambito intermarket si evidenzia subito l’importanza di una serie di correlazioni che vengono pienamente confermate.
La prima è ovviamente nel mondo valutario.
Cross USDJPY: il carry trade frena di brutto
In passato vi ho fatto vedere la totale correlazione tra il Nikkei e il cross Dollaro USA vs. Yen. Questa correlazione è ovviamente confermata. Ma attenzione, se andiamo a vedere il legame tra USDJPY e SP500, notiamo che il legame è altrettanto forte.
Che succede? Semplice. Si chiudono, per via del tapering, del rallentamento degli emergenti, della crisi della Cina, dell’uscita dei flussi di capitali dai BRICS ecc ecc (notate, tutto coincidente), tutte quelle operazioni speculative e di carry trade che hanno caratterizzato il mercato e che hanno gonfiato gli utili delle banche d’affari che ormai fanno da anni gli utili non con la gestione caratteristica ma con la FINANZA.
Le valute emergenti subiscono da inizio anno forti correzioni a causa di una uscita di flussi finanziari e di debolezze strutturali.
Performance Valute emergenti vs. Euro da inizio anno
… gli stessi flussi, pian pianino tornano verso le economie “core”. Uno scenario che sarà progressivo e non temporaneo, quindi continuerà nei prossimi mesi. A certificarlo, appunto, la volontà della FED nel continuare con la sua exit strategy programmata.
Le banche centrali tentano la difesa aumentando i tassi, ma sono sforzi che al momento non pagano, il problema, come spiegato, è molto più complesso.
Banche centrali e tassi interesse da inizio 2014
E se i paesi emergenti frenano, le economie “core” non potranno essere indifferenti alla frenata. Guardate questo grafico: rappresenta i volumi di trade commerciali a livello mondiale. In alto trovate la Cina, l’India, la Corea, insomma l’Asia , di fianco il Medio oriente (Oil oriented): Guardate poi sotto il peso anche del Messico. Ormai i paesi emergenti hanno un peso ed un’importanza siderale per le dinamiche economiche. La globalizzazione dominerà e quindi tutto il mondo frenerà.
Morale: aspettiamoci un mercato che “cambia pelle”. Però, siamo sinceri, era quello che già ci aspettavamo.
STAY TUNED!
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