La recessione è finita, andiamo in pace

Fosse così semplice tutti i problemi sarebbero risolti e finalmente la famosa “luce in fondo al tunnel” diventerebbe realtà.
Bisogna però essere realisti. L’Istat ci comunica che la lunga recessione è finita. Ma facciamo due conti:
L’Italia esce dalla recessione: nel quarto trimestre 2013, il Pil ha segnato un +0,1% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l’Istat, precisando che, secondo le prime stime, su base annuale il prodotto interno lordo è invece diminuito dello 0,8%. Nel computo complessivo dei 12 mesi, l’economia italiana si è contratta dell’1,9% contro il -2,5% registrato per l’intero 2012.

Ecco, tanto per cominciare la rilevazione trimestrale è positiva su un dato, su base annua che resta chiaramente negativo. Senza poi dimenticare che, dopo una serie di batoste, è normale un po’ di rimbalzo. Infatti non dimentichiamoci che in sei anni il Pil è sceso del 9 per cento e i disoccupati sono raddoppiati. Ma questo l’ISTAT ovviamente non ce lo ricorda. Per carità, essere ottimisti è necessario, ma come dicevo prima, ancor più è improtante essere realisti.
A gennaio sono stati chiesti 81 milioni di ore di cassa integrazione, equivalenti a 440.000 lavoratori a zero ore. Lo sottolinea la Cgil rielaborando i dati Inps. Il reddito complessivo perso è stato pari a 311 milioni di euro, ovvero 700 euro in meno in busta paga per ogni lavoratore in cig a zero ore. «È ancora drammatica emergenza sul fronte lavoro – dice il segretario confederale Cgil, Elena Lattuada – il prossimo Governo dia un segnale di decisa discontinuità rispetto al passato mettendo al centro dell’agenda il lavoro». (Corsera)
Sempre più disoccupati, con una popolazione sempre più vecchia meno produttiva, con costi sociali, per forza, maggiori. Ma di questi dati, nessuno ne parla? Guardate questo grafico. La Grecia è messa peggio di noi, ma la popolazione è più vecchia. In compenso il Giappone è al top come longevità. Però ora grazie all’Abenomics anche laggiù c’è crescita economica.

Cosa è stato fatto a livello di riforme? Un bel niente. Le speranze si aggrappano su Renzi, colui che a parole cambierà il mondo italico. Ma tra dire e fare, spesso ci passa di mezzo non il mare, ma la Via Lattea, quando parliamo del sistema politico-economicco del Bel Paese.
La lunga recessione lascia un segno drammatico nell’economia e nella società italiana . Il Pil è oggi a meno 9 per cento rispetto al suo livello di fine 2007. Il numero dei disoccupati è raddoppiato a 3,2 milioni. Il numero degli individui in povertà assoluta era già salito a 4,8 milioni nel 2012 ed è certamente aumentato nel 2013.
Combattere le lobby, abbattere i diritti acquisiti, distruggere quelle logiche che hanno mandato in malora il nostro sistema economico. Mettere mano al sistema sociale. Si, perché molto lo stanno sottovalutando. Lo dicevo prima, i disoccupati sono a livelli record. E questo DEVE preoccupare. Il sistema economico italiano è a rischio implosione se non si interviene.

Per carità, fa piacere il “sorprendente” giudizio positivo di Moody’s (che ovviamente segue il trend di entusiasmo sui BTP e ci promuove, veramente ridicoli) ma il valore dei loro pareri non cambia certo el cose, visto che sono sempre “a posteriori”.
E da New York arriva un’altra piccola notizia positiva per l’Italia: l’agenzia Moody’s ha confermato il rating dell’Italia a Baa2 e ha portato l’outlook da negativo (ultima previsione del 26 aprile 2013) a stabile.
Secondo me, ormai non abbiamo scelta. Letta ha dato le dimissioni, partirà a breve il Governo Renzi.
Speriamo che sia “L’uomo della svolta”, anche se ho l’impressione che alla fine, sia sempre la stessa minestra riscaldata. Incrociamo le dita.
Intanto eccovi il meglio della settimana. Da condividere a VS contatti. Grazie della fiducia e delle Vs visite a I&M che viaggia a circa 12000 pagine viste al giorno.
Source: LaRepubblica – LaVoce
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