Ma l’economia reale come va?

Pubblicato 18 Novembre 2011 Aggiornato 19 Novembre 2011 00:57

GUEST POST: Economia Reale ed ammissione di una realtà tanto tragica quanto evidente.

In questi giorni in ogni dove si parla di salvataggi. 

Salvataggio della Grecia, dell’Italia, dei PIIGS, dell’EURO, dell’Eurozona, del sistema finanziario occidentale, dei falliti USA+GB e quant’altro. 

In Italia si è arrivati a quasi, sottolineo quasi, collettivamente a pensare/sperare che la caduta del nostro giullare Silvio avrebbe dato una calmata a tutti e avviato il sistema finanziario a maggiore stabilità e magari, con qualche invito alla fiducia, a riprendere la crescita.

Non mi aggiungo alle tante voci che dicono la loro su cosa o come si dovrebbe fare per sistemare le faccende della disastrata finanza occidentale, compito troppo arduo per me. Mi limiterò invece a riferire ai lettori di I&M qualche informazione di prima mano sull’economia reale, che poi i dati ufficiali rileveranno a posteriori, con qualche mese o più di ritardo.  

Cosa sta accadendo nell’economia reale in Italia?

Sta accadendo che, dopo un 2010 e una prima parte del 2011 in cui l’economia reale, costituita da attività che producono beni e servizi che servono, come è bene sempre precisare altrimenti non ci capiamo, ha avuto un timido sussulto di ripresa, si è arrivati alla fine del primo semestre del corrente anno con le prime avvisaglie che il sistema stava di nuovo inceppandosi.  A parte alcune situazioni privilegiate ma purtroppo sempre più rare nel contesto economico industriale italiano, da ormai alcuni mesi si sta assistendo a un progressivo generale calo di ordinativi. Spesso trattasi di un vero e proprio tracollo, salvo alcune eccezioni ovviamente. 

In questi periodi, in via confidenziale, mi vengono riferite situazioni di deterioramento o decozione di attività imprenditoriali una volta molto solide. Anni e anni di fatturati in contrazione stanno riducendo a una sorta di malato terminale tante fra le ormai ex migliori imprese manifatturiere d’Italia. 

Se la volete sapere, la situazione in Italia sta diventando veramente tragica, checché ne dicano politici, economisti, oligarchi e incompetenti vari che spesso parlano a vanvera. Ma come mai, se si dice che l’export italiano sta andando ancora a gonfie vele?

Io non so da dove costoro prendono le informazioni. Quindi, per non parlare a vanvera come tanti, è il caso di dare un’occhiata ai numeri, che si possono osservare nei siti che raccolgono e diffondono dati economici di tutto il mondo, in modo professionale e da fonti certe. Uno è questo: 

http://www.tradingeconomics.com/

Ognuno si potrà sbizzarrire a cercare i dati che gli interessano ma se, per fare qualche esempio, prendiamo questi:

http://www.tradingeconomics.com/united-states/balance-of-trade

http://www.tradingeconomics.com/united-kingdom/balance-of-trade

http://www.tradingeconomics.com/france/balance-of-trade

http://www.tradingeconomics.com/italy/balance-of-trade

c’è da mettersi le mani nei capelli.

Se a qualcuno venisse voglia di farsi quattro calcoletti, attingendo dal sito i numeri che servono, si accorgerebbe che ad esempio l’Italia, che non è certo la peggiore messa male, si gode il suo bei 30 Miliardi di USD di disavanzo commerciale annuo(circa 1,5% del suo PIL). La Francia di Monsieur Sarkozy i suoi bei 55 Miliardi di USD (circa 2,2% del suo PIL). La Gran Bretagna del “professorone” Cameron i suoi bei 47 Miliardi di USD (pari al 2% del suo PIL). Gli ex grandi USA i loro bei 580 Miliardi di USD (pari a quasi il 4% del loro PIL). Per concludere la casistica, la povera Grecia dai conti taroccati, che si è goduta per tanti anni un bel disavanzo di 38 Miliardi di USD (pari a un incredibile 12%, dico 12%, del suo PIL). 

Dall’altra parte abbiamo : 

La Cina con un avanzo commerciale di 210 Miliardi di USD (pari al 3,5% del suo PIL). La Germania con un avanzo di 160 miliardi (pari a 4,8% del suo PIL). Il Giappone con un avanzo nel 2010 di 500 Miliardi di dollari (pari al 10%, dico 10%, del suo PIL). Il dato sulla Cina può trarre in inganno perché l’export cinese è di prodotti che costano poco ma che sui nostri mercati assumono un valore mediamente da 3 a 10 volte quello originario, in parecchi settori merceologici parecchio di più. Mentre l’import è a prezzi internazionali (per lo più commodities, alta tecnologia e articoli non ancora prodotti in Cina che per loro sono molto cari). Paradossalmente, se la Cina aumentasse i propri prezzi, per effetto di una mutata parità monetaria, si avrebbe inizialmente una crescita enorme dell’avanzo commerciale cinese espresso in USD. Nonostante ciò, tutti sono concentrati sulla crisi del debito degli stati, che in effetti c’è ed è fonte di grande instabilità e problemi di sostenibilità, come tutti constatiamo ogni giorno.

Ma questa è la sola preoccupazione o invece c’è dell’altro, altrettanto se non più preoccupante? 

Sembra che non si dia grande peso a questa semplice constatazione:  Ovvero che ci sono paesi in strutturale avanzo commerciale da tempi immemori e altri in altrettanto strutturale disavanzo. Il perché deriva dalla competitività del loro sistema produttivo, agevolato oppure ostacolato dal tasso di cambio fra le varie monete.  Insomma qualche nazione vive al di sopra delle proprie possibilità, altre al di sotto, accumulando crediti o debiti verso l’estero. Tutto ciò non può durare in eterno, almeno credo. Insomma gli USA, quali dispensatori di carta straccia nel mondo e l’EURO, quale insano tentativo di mettere insieme paesi con economie strutturalmente troppo diverse, sono i 2 principali cancri da curare o, in alternativa, da estirpare. Se è possibile bene altrimenti prima o poi ci sarà il patatrac globale. 

A sentire i discorsi che da tempo si fanno a me pare che tutti nascondino la testa nella sabbia o facciano finta di farlo, sperando che la resa dei conti non arrivi mai.  Nel caso dell’Italia, nei prossimi mesi, dovremo assistere allo scarico reciproco di colpe fra i politici. Sarà la solita farsa. Purtroppo il gravissimo ma forse è meglio dire tragico errore di entrare nell’EURO da parte dell’Italia è stato fatto e un cambio di governanti, senza che ci sia l’ammissione di questo errore, non consentirà di avviare l’uscita dell’Italia da questa crisi. Vista l’aria che tira, mi pare che nel tunnel in cui stiamo ci dovremo restare ancora molto a lungo. 

Fino alla debacle completa dell’economia reale italiana, ovvero fino alla completa capitolazione del nostro sistema produttivo di cui ancora ci vantiamo, senza sapere che così non è più ormai?

Vedremo. Eppure ce la potremmo ancora fare ma ci vorrebbe un coraggio e una lungimiranza inusitata, come i cinesi ad esempio. Virtù rare dalle nostre parti, che nei nostri politici poi scarseggiano per definizione. I così detti tecnici hanno altre visioni e interessi da difendere, diversi da quelli dell’economia reale. Quindi?

Ma, non lo so. Vedremo.

Mi sono accorto di aver dimenticato il buon proposito di non dire la mia ma pazienza. Però questo è il mio modesto parere, anche se spero con tutto il cuore di sbagliarmi.

 
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DT

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