Mercati Emergenti puniti da inflazione e borse…
…ma per quanto? L’inflazione è il tema più caldo del momento. E se si tirano in ballo i mercati emergenti il tema diventa rovente. Il grafico qui sopra già vi illustra la difficile situazione. Le banche centrali di diversi paesi emergenti si sono trovate costrette ad alzare il costo del denaro (alzare i tassi) nel tentativo di frenare un surriscaldamento dell’economia. Tutto questo si può quindi sintetizzare in questo modo:
inflazione in aumento = paura bolla speculativa = discesa indici azionari
Il grafico qui sotto spiega in modo lampante il momento di crisi dei mercati emergenti, ampiamente anticipato dai portafogli di Compass con una diminuzione sull’equity del BRIC e degli emergenti in genere.

Come vedete ho messo a confronto l’indice MSCI World contro l’MSCI Emerging Markets. Il risultato è chiarissimo. L’inversione di forza è notevole e oggi si continua a registrate una fuga di capitali dai mercati azionari emergenti. Cosa che invece non sta avvenendo nei mercati più sviluppati. Una fase di mercato che è legata di certo al difficile momento inflattivo e che, nel tempo, scemerà (resto dell’idea che i mercati emergenti saranno comunque il futuro, è tutta una questione di timing).
La punizione dei Mercati Emergenti
In questo secondo grafico, fatto a “bolle” (…non a caso…) vedete come il mercato ha punito i mercati emergenti. Sono state messe in correlazione il tasso inflazione e performance mercati azionari.

Al momento il mercato sta punendo severamente i mercati emergenti. Anche perché queste borse sono a rischio “frenata”. Invece ci sono mercati che stanno correndo e crescendo. Per una volta, meglio i mercati sviluppati anziché gli emergenti. Ma non per molto… Infatti in ambito di solidità, credo ci sia ben poco da dire e da dimostrare. I paesi cosiddetti “sviluppati” hanno bilanci a “colabrodo” mentre i paesi cosiddetti “emergenti” sono in tutt’altra situazione.
Certo, la performance dei mercati emergenti è stata notevole nell’ultimo decennio. E malgrado la grave recessione mondiale, i paesi emergenti hanno retto alla grande. Proprio perchè i loro fondamentali sono andati via via migliorando, i bilanci pubblici pure, i surplus sono lievitati e le relative banche sono state solo “scalfite” dalla crisi. Oggi i cosiddetti paesi emergenti hanno meno debito pubblico, meno deficit, e non dimentichiamolo mai, un numero di teste e di potenziali consumatori che, solo per un fattore numerico, è mostruosamente superiore ai numeri delle economie sviluppate.
Ecco perchè il futuro, comunque sia, passerà sempre da qui. E il tempo, vedrete, non ci smentirà. E l’ondata inflattiva di questo periodo rimarrà una piccola nota negativa in un’indubbia storia di successo.
Quindi, capite benissimo che preoccupa certo di più una Gran Bretagna dove il tasso inflazione raggiunge il 4% e risulta “out of control”…
The U.K.’s inflation figures present something of a conundrum. The 4.0% rate is twice the Bank of England’s target, but it wasn’t as high as economists had feared. Last month’s increase in sales tax was one of the main drivers of the rise in inflation, but it seems that retailers haven’t passed the full effect of the tax hike on to consumers. Inflation is forecast to pick up in the short term, but fall back towards the 2.0% target rate over the longer term. What does this contradictory picture actually mean? For consumers, it is painfully clear– they are being squeezed between a pick-up in inflation and stagnant wages, which means they will have less money to spend. (WSJ)
E per chiudere in bellezza, guardatevi questa ultima slide. Troverete l’Europa che conta, quella forte, vigorosa, potente economicamente e politicamente. O, per lo meno, lo era o lo vorrebbe ancora essere. E poi prendete i paesi emergenti. Solo guardando dei freddi numeri, ditemi a chi dareste fiducia nel prossimo futuro. Ad un colabrodo o a chi veramente cresce?

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DT
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