Settimana rosso sangue sui mercati. Scende la fiducia e torna la paura

15 Aprile 2012 09:49

Una settimana rosso sangue. Come detto sul blog e nel video TRENDS, la tendenza ha subito delle “novità” che per forza di cose influenzeranno anche il futuro. Nel frattempo, a fare paio con i mercati negativi, si sono messi ovviamente tutti i vari spread contro Bund, BTP compreso.

Il problema ovviamente oggi è su tutti la Spagna. Ma non c’è solo lei. L’Italia oggi è in una fase transitoria, il mercato ancora è inebriato dalle capacità di Monti, il quale sta dimostrando come la fiducia sia importante anche nella politica internazionale. Peccato che noi ci siamo accorti che ad una politica di taglio costi e aumento imposte (che poteva anche essere necessario) NON sono stati aggiunti dei validi progetti per lo sviluppo, la crescita economica, la competitività del Sistema Economico Italia.Come detto noi ce ne siamo accorti. Dall’estero ancora no e quando se ne accorgeranno saremo punto e a capo, con la volatilità che ci riprenderà di mira.

La magia del Programma triennalo LTRO, giunto alla seconda puntata, è durata meno del previsto. Appena 15 giorni, il tempo necessario per far si che Bradley, con il suo siderografo, potesse dire “ehi ragazzi, ora si inizia a scendere!” Vabbè, è un terreno un po’ delicato che sfiora l’esoterismo. Però ci ha (nuovamente) azzeccato, lui e le sue stelle. Ma non è certo ad un giro di pianeti che affidiamo il nostro futuro. E chi conosce Compass&More sa di cosa parlo. Anzi…guardate voi stessi le PERFOMANCE per rendervene conto. Qui non si fa solo filosofia, si fanno anche fatti. E molto concreti.  😉

In merito invece al debito sovrano, oggi il sistema si trova un po’ spaesato. Ha capito che l’LTRO potrebbe non essere sufficiente in due puntate, e forse ce ne vorrà una terza. Intanto si cerca di rattoppare con il Fondo Salva Stati, ma mancano tutti quegli elementi che possono trasformarlo in una vera scialuppa di salvataggio. A parte la capienza, che come sappiamo è INSUFFICIENTE manca soprattutto in altro elemento: la CREDIBILITA’.

E poi non resta che l’SMP, il sistema di mamma BCE di acquisto sui titoli direttamente dal mercato. Ma in questi giorni si è tornato a capire che la potenza delle banche centrali è sempre enorme. Ma conta come sempre ancora di più un altro elemento: la FIDUCIA, che se viene a mancare fa saltare tutto il giochino. Bene, la fiducia si sta esaurendo.

E poi se parliamo di Italia, non solo la fiducia è ormai andata a farsi benedire (quella degli Italiani), ma anche la pazienza ormai ha raggiunto il suo limite. Avete visto gli articoli di questi ultimi giorni sul nostro Bel Paese. Invito tutti sempre a condividerli mettendo la blogosfera a conoscenza di cosa sta accadendo realmente.

Vi propongo, prima dei link che dovete assolutamente visualizzare (se non lo avete già fatto) un articolo del duo Alesina/Giavazzi. Semplice e concreto.

Il quarto trimestre del 2011 è stato molto negativo per l’economia italiana: il reddito si è contratto dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. In un anno la spesa delle famiglie è scesa di oltre un punto, gli investimenti delle aziende di oltre 3. È assai probabile che il primo trimestre del 2012 sia andato ancor peggio. Lo sapremo fra circa un mese, ma non è il caso di farsi illusioni. E bisogna agire d’anticipo anche perché, dopo qualche mese di calma, il costo del debito ha ricominciato a salire: dal 4,8 di un mese fa al 5,6 di ieri per i Btp decennali.

Se la crescita continuasse a essere in rosso è quasi certo che mancheremo l’obiettivo di ridurre il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo (Pil), dato che il denominatore, il Pil appunto, scenderà. Come è successo con la Spagna, l’Unione Europea ci chiederà di fare qualcosa per riavvicinarci agli obiettivi di bilancio per il 2012 e 2013.

A quel punto, come reagirà il governo Monti? La risposta più semplice è anche quella sbagliata: non far nulla. Dal primo ottobre aumenteranno le due aliquote principali dell’Iva, rispettivamente dal 10 al 12 per cento e dal 21 al 23. Gli aumenti avverranno in modo automatico, per effetto di un provvedimento varato a suo tempo dal ministro Tremonti, che questo governo non ha cancellato.

Questa soluzione colpirebbe ulteriormente famiglie e imprese che già soffrono, non solo per il peso fiscale, ma anche per l’incertezza sul futuro delle aliquote. Quanto dovremo pagare per l’Imu? Ancora non si sa, e anche questo non aiuta a pianificare consumi e investimenti, sia italiani sia esteri.

Un’alternativa sarebbe stata dare un impulso alla crescita, cosa non facile, ce ne rendiamo conto, ma che purtroppo non è accaduta. La riforma del mercato del lavoro, così come concepita originariamente, andava nella direzione giusta. Ma ha perso efficacia prima ancora di approdare in Parlamento (ad esempio, non si applica ai lavoratori pubblici) e probabilmente ne uscirà (se uscirà) ulteriormente annacquata, come è accaduto ai provvedimenti sulle liberalizzazioni. Immaginatevi cosa sceglierà di fare un imprenditore estero che stesse valutando l’apertura di un’azienda in Italia sapendo che potrebbe essere non lui, ma un giudice a decidere in che modo gestire i suoi dipendenti.

L’unica carta che rimane da giocare è quella della « spending review », l’analisi, una per una, delle spese delle amministrazioni pubbliche per decidere dove si può tagliare. È un lavoro che il governo Monti ha giustamente iniziato dal primo giorno, ma del quale non si vede ancora il risultato. Non c’è dubbio che la spending review sia un’idea migliore dei tagli lineari tentati dall’ex ministro Tremonti. Tagli uguali per tutti evitano di dover concertare con questo o quel ministro, con questa o quella categoria, con questa o quella lobby. Ma è un modo inefficiente e ottuso di ridurre la spesa, perché non distingue fra uscite inutili e spese necessarie.

Il rischio, però, è che la spending review , addentrandosi nei meandri del bilancio, finisca per concludere che ogni spesa è necessaria perché c’è una lobby che la difende, come ad esempio i circa 30 miliardi di euro che ogni anno lo Stato paga a imprese pubbliche e private per i motivi più svariati. Se l’alternativa è non far nulla, meglio allora tagli lineari.

Il tempo stringe. L’essenziale è che nelle prossime (poche) settimane il governo spieghi che cosa e come intende ridurre il peso dello Stato sull’economia. Non ci sono scappatoie. Pensare che sia con la spesa pubblica (come suggeriva ieri il Financial Times ) che si riprende a crescere è un errore grave. Il governo deve fare l’esatto contrario. Dare a consumatori e imprenditori un messaggio chiaro: le tasse non aumenteranno perché le spese scendono. Senza queste certezze, consumi e investimenti continueranno a rallentare. E il mondo a guardarci con rinnovata preoccupazione.

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi
 

 

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DT

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