YUAN cinese: siamo solo all’inizio (e il Giappone se ne accorgerà)
Il mercato ha preso paura per la svalutazione dello Yuan cinese di cui abbiamo parlato copiosamente la settimana scorsa. In questi giorni di ferie, ho provato a buttare un occhio a destra e manca per cercare di capire cosa poteva portare questa svalutazione ma soprattutto DOVE poteva arrivare. Gli analisti parlavano di un rischio -10%. Nei grafici che vi ho postato nei giorni scorsi, avete avuto modo di vedere che per certi versi un -10% non sarebbe nemmeno un sacrilegio.
La realtà è molto semplice. Lo yuan cinese ( o se preferite il renminbi) è una valuta dannatamente cara. La grande certezza è che la PBoC ha una potenzialità di azione (come già ricordato) notevole ed è pronta ad agire con qualunque mezzo al fine di mantenere la crescita economica cinese a ritmi pari al 7-7,5%, anche se forse stavolta ha agito in modo un po’ sprovveduto e confusionario, isto che poi ha dovuto intervenire addirittura a “favore” dello Yuan per combattere una speculazione che si stava facendo troppo invasiva.
Come ci ricorda Paolo Savona:
(…) non è facile prevedere quali possano essere le conseguenze della decisione cinese di svalutare il renmimbi muovendo da un surplus della propria bilancia estera che suggerirebbe di fare il contrario, per giunta praticando un anomalo crawling peg (aggiustamento del cambio) a ritmi “quotidiani”; ma è certo che queste decisioni approfondiranno i difetti dell’architettura monetaria e valutaria internazionale che permettono ai paesi o aree in forte avanzo di bilancia estera (Cina, Giappone, Germania/eurosistema, paesi produttori di petrolio) di mantenere una domanda interna in condizioni deflazionistiche per lo sviluppo globale e di continuare a esercitare pressioni per una redistribuzione del commercio internazionale attraverso l’alterazione delle parità monetarie.
Non sembra, almeno per ora, che i leader mondiali lo capiscano e, lo ripetiamo, se lo capiscono, non intendono provvedere perché schiavi delle idee di economisti morti o di interessi sempre più vivi del grande capitale denazionalizzato, privo di una patria. Ci siamo illusi che la sovranità fosse stata sottratta dal popolo ai sovrani, ma questi, sotto spoglie economico-finanziarie, se la sono ripresa. Siamo di fronte agli alti e bassi di un ciclo vichiano o a una vera “fine della storia”? Lo capiremo presto.
Schiavi del sistema? Ebbene si
. Ma lo diciamo da quanto tempo? Intanto però la mossa cinese avrà ripercussioni su tutto il sistema economico mondiale. USA, Europeo ma anche e soprattutto asiatico, proprio perché sono i paesi limitrofi a trovarsi in difficoltà dalle mosse cinesi. Prendiamo ad esempio il Giappone, citato anche in un magistrale commento di Surfer:
Japan’s economy shrank at an annualized pace of 1.6 percent in April-June as exports slumped and consumers cut back spending, adding pressure on Prime Minister Shinzo Abe to step up his policy drive to lift the economy out of decades of deflation.
China’s economic slowdown and its impact on its Asian neighbors has also heightened the chance that any rebound in growth in July-September will be modest, analysts say.
The gloomy data adds to signs that Japan’s economy is at a standstill and heightens pressure on policymakers to offer additional monetary or fiscal stimulus later this year.
The contraction in gross domestic product (GDP) compared with a median market forecast of a 1.9 percent fall and followed a revised expansion of 4.5 percent in the first quarter, Cabinet Office data showed on Monday. (Source)
Come sottovalutare il Giappone? Un’economia che ha fatto sforzi notevoli, che con l’Abenomics ha “sperimentato” una politica monetaria spavalda ed ultraespansiva, che oggi si ritrova in forte difficoltà e che con la svalutazione dello Yuan subirà un’ulteriore frenata.
Pensate che dal 2005 lo Yuan cinese si è rivalutato del 55%. Cosa sarà mai quindi un -10% in un quadro di “crawling PEG” (rivalutazione progressiva) deciso a tavolino? Il PEG rappresenta una forzatura e la storia insegna che prima o poi queste forzature si pagano. Immaginatevi poi se la FED decide persino di alzare i tassi… Harakiri allo stato puro…
Intanto però la Cina prosegue per la sua strada. La liberalizzazione del cambio, con l’obiettivo di far entrare “di diritto” lo Yuan tra le “valute riserva” porterà per forza ad ulteriori svalutazioni. Ma questi movimenti monetari avranno conseguenze che ad oggi non è facile prevedere con esattezza, anche perché bisognerà vedere le eventuali contromosse degli altri stati in questa sorta di guerra valutaria. Prevedibile quindi, da qui alla fine dell’anno , un’ulteriore svalutazione del 6-7% con un target quindi che si avvicinerà al famoso 10%. Ma poi attenzione che la svalutazione potrebbe anche non fermarsi li.
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