Il futuro non è fatto dalla paura ma da progetti e visioni concrete

21 Aprile 2012 10:19

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Dopo questa piccola ma necessaria parentesi, veniamo a noi. Alla difficile situazione dell’Eurozona e anche dell’Italia. Una situaizone che ha rivisto apparire sui mercati quella cosa che era scomparsa: la paura.
E sempre a proposito della paura, vi propongo questo semplice ma interessante pezzo di Gramellini,  sempre illuminante ed interessante.
Il futuro non è fatto dalla PAURA ma da progetti concreti e da una visione realistica del futuro. E questi elementi ora mancano. Ecco il vero problema. Noi qui su I&M tutti i santi giorni proviamo a guardare concretamente avanti. Perché QUALCUNO non riesce a fare altrettanto?

Perché Monti continua a farci del male, agitando lo spettro della Grecia? Possibile che nella squadra dei tecnici non ci sia uno psicologo in grado di spiegargli che i cittadini non sono bambini da spaventare, ma adulti da motivare? Anche ieri la solita storia: cari italiani, se non vi tassassimo a sangue, fareste la fine di Atene. Nel racconto montiano l’Italia è un viandante sopravvissuto miracolosamente alla prima fase della carneficina, ma tuttora inseguito da un branco di lupi a cui ogni giorno deve sacrificare uno stinco o un gomito per avere salva la vita. Una fotografia vera, ma schiacciata sul presente. Manca ciò che da tempo si chiede invano ai governanti: una visione del futuro. Aumentare la benzina è un’aspirina, non una cura. E non lo è neppure combattere l’economia sommersa dei privati senza toccare la spesa pubblica e il sottobosco corrotto della burocrazia.

I nostri nonni possedevano il nulla, ma si sentivano dire dalla politica che, sgobbando con passione, avrebbero potuto avere tutto o almeno qualcosa. Adesso il sentimento dominante nel discorso pubblico non è più la voglia, ma la paura. Quella peggiore, poi: la paura di perdere, anticamera della sconfitta sicura. Il cittadino è disposto a sacrificarsi se gli si offrono una direzione di marcia e una prospettiva di riscossa. Ma se ci si limita a spaventarlo col babau della povertà, lungi dal reagire si dispera e si arrende. Forse, oltre che uno psicologo, a questa squadra di tecnici manca un filosofo. Uno che li aiuti a capire che nel destino delle nazioni esiste qualcosa di più grande dello spread.

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DT

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