QE: è anche questione di punti di vista

16 Marzo 2015 10:43

varoufakis-padoan

Da una parte la visione critica ma realistica di Varoufakis sul quantitative easing europeo. Dall’altra quella sognatrice e positiva di Padoan. Chi dei due avrà ragione? Intanto la bolla speculativa sugli asset è indiscutibile e diventa difficile capire dove ci potrà portare.

Il workshop Ambrosetti resta sempre un appuntamento molto interessante in quanto mette a confronto punti di vista anche molto divergenti, malgrado la “vicinanza” degli interlocutori.
Nella fattispecie mi riferisco a Varoufakis, Ministro delle Finanze della disastrata Grecia, e Padoan, sempre Ministro delle Finanze della “abbastanza disastrata” Italia.
Entrambi i paesi fanno parte della cosiddetta area dei “Periferici” dell’Eurozona, la parte più estrema, i cosiddetti PIIGS. Quindi un qualche imparentamento tra i due paesi è evidente. Malgrado questo, i due personaggi in questione hanno punti di vista totalmente divergenti sul quantitative easing Europeo.

Varoufakis, come avete letto nel post del week end,  ha proposto un cosiddetto “piano Merkel” che teoricamente non è certo da scartare, ma è imposibile da fare, quantomeno con QUESTA Europa. Per farla breve, secondo l’affascinante ministro Greco questo QE sarà un grande INSUCCESSO:

(…) Il ministro greco debutta pescando una citazione colta del 1971 (“la vigilia del crollo del sistema monetario di Bretton Woods”, ricorda lui). La frase è di Nicholas Kaldor, l’economista keynesiano di Cambridge: “Un’unione monetaria non può precedere l’unione politica”. L’effetto sulla sala è quasi magnetico. Varoufakis ha già preso pieno possesso dell’attenzione di tutti. “Dobbiamo uscire dalla prigione delle false scelte”, osserva, e fra queste mette gli interventi sui mercati della Bce: “Quel tipo di operazione si dimostrerà peggiore e più inefficace in Europa che negli Stati Uniti o in Giappone – dice Varoufakis – perché la Bce interviene in modo frammentato sul debito di 19 Paesi diversi”. Molto meglio, illustra, se la Banca europea degli investimenti emettesse titoli per oltre mille miliardi di euro e Francoforte li comprasse, finanziando così un piano di grandi opere in tutto il continente. (…) (Rep) 

Un’unione monetaria non può precedere un’unione politica. La denuncia di Varoufakis è assolutamente difendibile e mette a nudo una delle tante incongruenze della nostra Unione Europea. In un momento così delicato, bisognerebbe ritrovarsi con un meccanismo oliato e perfettametne funzionante, che quindi permette alla liquidità “generata” dalla BCE, di entrare in circolo nell’economia, investendo soprattutto sulle infrastrutture e creando le basi per una vera ripartenza economica. Ed invece…ci troviamo con un QE che effettivamente non può funzionare. Basta pensarci un attimo: che se ne faranno le banche della liquidità ottenuta vendendo i BTP alla Bce con un tasso di sofferenze bancarie che continua sempre a crescere? Mica inizieranno da prestare soldi anche agli imprenditori in difficoltà, con la consapevolezza che molto probabilmente saranno soldi persi?

sofferenze-italia

Ma di diverso avviso è il nostro ministro Padoan…

E così, mentre gli addetti ai lavori mostrano ottimismo anche sulla ripresa delle assunzioni, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il titolare delle Finanze, Pier Carlo Padoan, hanno tracciato un quadro di rinnovata positività: “C’è un ottimismo nuovo che non c’era fino a poche settimane fa”, ha detto il governatore intervenendo a un seminario di Cernobbio, aggiungendo che “è scoppiato con il Quantitative easing” della Bce, i mille miliardi di acquisti di titoli sul mercato che abbassano il rendimento dei titoli di Stato. Ma non tutto si spiega con le mosse di Draghi: “In realtà c’è qualcosa di più profondo – ha affermato – sul piano qualitativo gli indicatori sono tutti favorevoli. E poi ci sono le aspettative, gli animal spirits, c’è tanta fiducia”. (Rep) 

Ambè,se poi ci sono gli spiriti animali... Siamo d’accordo sul fatto che il QE comprime in modo importante I tassi verso il basso, permettendo agli stati di risparmiare fior di quattrini sugli interessi del debito pubblico. Ma poi…tutto il resto? Siamo certi che sia così positivo per l’economia dell’Eurozona?

Gli effetti che può portare sono legati, secondo me, soprattutto all’effetto “ricchezza” che si viene a generare grazie alla bolla speculativa che porterà plusvalenze ai possessori di asset sui mercati. E poi? Ok, c’è il super Dollaro, finchè dura, che effettivamente è cosa non di poco conto. Su tutto il resto, permettetemelo, continuo ad essere molto dubbioso, vista anche la bolla sugli asset in corso (e siamo solo a marzo 2015).

STAY TUNED!

Danilo DT

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