Assedio Fed: La Curva dei Tassi in Steepening Lancia un Allarme
A Washington si sta consumando l’ennesimo atto di questa pièce teatrale, a metà tra il dramma e la farsa, dove l’amministrazione in carica, guidata dal solito e instancabile protagonista, ha lanciato una campagna di assedio senza precedenti contro l’indipendenza della Federal Reserve. L’ultimo bersaglio di questa crociata? La governatrice Lisa Cook, licenziata in tronco con motivazioni che, per usare un eufemismo, lasciano più di qualche perplessità.
Questo episodio non è solo un teatrino politico, ma un segnale di allarme che il mercato obbligazionario, con la sua innata capacità di guardare oltre la superficie, sta già da tempo intercettando e amplificando. Il rischio che si sta correndo è chiaro: mettere in discussione l’indipendenza di un’istituzione chiave per la stabilità finanziaria globale.
Se l’amministrazione riuscisse nel suo intento di rimuovere Cook, acquisirebbe il controllo di una maggioranza nel Board, con quattro membri su sette fedeli alla Casa Bianca. Anche se le decisioni di politica monetaria sono prese dal FOMC, composto da dodici membri (i sette del Board, il presidente della Fed di New York e quattro presidenti di altre banche regionali a rotazione), l’influenza di un Board “allineato” sarebbe schiacciante. Si tratterebbe di una vera e propria invasione di campo, un precedente pericolosissimo che eroderebbe la credibilità della banca centrale agli occhi del mondo.
La Reazione dei Mercati: Un Grido di Allarme dalla Curva dei Tassi
Di fronte a questo scenario, i mercati non sono rimasti a guardare. E la loro reazione è stata tutt’altro che casuale. Come un sismografo che registra le scosse prima che diventino terremoti, la curva dei rendimenti dei Treasury americani ha iniziato a inviare segnali inequivocabili. Solitamente, in un contesto di attese di tagli dei tassi a breve termine, la parte a lunga della curva tende a rimanere stabile o a scendere, riflettendo una prospettiva di inflazione sotto controllo nel lungo periodo. Ma non stavolta. La dinamica che stiamo osservando è l’esatto contrario e merita la nostra attenzione. E’ steepening!

I rendimenti a breve scadenza, come quelli dei Treasury a due anni, sono scesi, in parte a causa delle aspettative di un taglio dei tassi anticipato e forse eccessivo per placare le pressioni politiche, portandosi dietro il dollaro USA che torna ad indebolirsi. Ma, ed ecco il punto cruciale, i rendimenti a lunga scadenza, come quelli a 30 anni, sono saliti. E qui sopra vedete il differenziale.
Questo movimento, che ha portato la differenza tra i due rendimenti a raggiungere i massimi dal 2021, lancia un monito chiaro: il mercato teme che la Federal Reserve, piegandosi ai voleri della politica, perda il controllo sull’inflazione.
In altre parole, si scommette su un beneficio a breve termine, dettato da una politica monetaria fin troppo accomodante, che però porterà a un’inflazione fuori controllo nel futuro. È come se il mercato ci stesse dicendo:
“Attenzione, questo intervento politico potrebbe dare una spinta all’economia oggi, ma domani dovremo fare i conti con un’inflazione che non potremo più fermare.”
Un monito che i trader di titoli di Stato, i veri difensori dell’indipendenza della Fed, stanno lanciando con veemenza.
STAY TUNED!