CRISI GRECIA : no GREXIT (per ora) ma per Atene sarà la fine
#ThisIsaCoup. Nell’incontro tra Hollande, Tusk, Tsipras (tenete a mente, era presente) e ovviamente la Merkel, viene partorito questo piano dove si salva “temporaneamente” la Grecia ma in concreto si arriva ad un commissariamento in tutto e per tutto. E la BCE contribuisce (malgrado la sua “indipendenza”…) a mettere pressione al Parlamento greco che deve votare in tempi record gli emendamenti.
Evviva evviva! Dopo un bel tira e molla, una notte lunghissima di trattative ecco che arriva l’accordo salva Grecia.
Dopo aver assistito agli ennesimi teatrini, con un piano bocciato dal referendum greco e poi praticamente riproposto da Tsipras, ma non più accettato dalla Germania e dai suoi amici (sembra infatti che molti stati membri all’interno dell’Eurozona si domandavano come era possibile fidarsi dell’OK su un piano che proprio qualche giorno fa il referendum ha bocciato) ecco che arriva la soluzione.
A dire il vero non è successo nulla di particolarmente rivoluzionario se paragonato a quanto anticipato nel post di ieri sera che quindi merita di essere confermato anche nelle conclusioni.
Ma andiamo all’accordo di oggi, che subito ha riportato gioia ed euforia a Piazza Affari. Prima nota: abbiamo vincitori e vinti. Juncker ci dice una mezza verità:
“In questo compromesso, non ci sono vincitori né perdenti”, ha detto Juncker. “Non penso che i greci siano stati umiliati, né che gli altri abbiano perso la faccia. E’ un tipico accordo europeo”. (J.C. Juncker)
HOT *** IL DOCUMENTO DELL’ACCORDO
TROIKA e BCE: il piano e le pressioni sul Parlamento
In realtà l’accordo è stato raggiunto perché c’era la necessità e la pressione internazionale a non arrivare al Grexit. E alla fine, permettetemi, non ci sono vincitori ma SOLO sconfitti. Perché ci rimettono tutti nel lungo termine, visto che che si compra tempo e si spolpa ulteriomenre la Grecia, senza colpire il problema numero uno, il DEBITO, e contribuendo in modio risibile, secondo me, ad una ripartenza del PIL.. Unico lato positivo è appunto il breve termine: si placa la speculazione, si calmano le acque e gli spread e si può tirare un sospiro di sollievo. Sempre che poi il Parlamento greco non ci facci l’ennesimo “colpo di scena” e bocci la proposta. Il piano lo vedete qui sopra citato in un link.
In sintesi: Atene ha dicasi TRE giorni per rendere operativo il piano e quindi approvare le riforme in Parlamento (alla faccia de #lavoltabuona di Renzi. Ma è comprensibile. Di tempo se n’è perso anche troppo). Sono stati messi sul piatto circa 86 miliardi che verranno elargiti dal fondo salva stati ESM. 25 di questi si utilizzeranno per ricapitalizzare le banche almeno in un primo momento.. Previsto poi 50 miliardi che faranno parte di un fondo per le privatizzazioni. Possibile un prestito ponte per pagare le incombenze di breve (leggasi debiti a BCE).

E proprio a proposito di Bce, Draghi annuncia in questi minuti di lasciare la liquidità invariata a 89 miliardi di euro. Quindi notare la minaccia: senza un incremento dell’ELA le banche NON possono riaprire. Ovviamente se il parlamento greco sa il lavoro che la Troika gli chiede…
SILENZIO: parla il Parlamento greco…
La chiave di tutto è quindi il Parlamento greco. E’ necessario il via libera di Atene per poi permettere la creazione del nuovo MoU (memorandum of undestanding, ovvero il piano di salvataggio dell’Esm) che dovrà essere approvato da quattro Parlamenti locali (Germania, Finlandia, Olanda ed Estonia), per le cui leggi è necessario un passaggio d’approvazione a livello nazionale.
Successivamente, come anticipato prima, ci sarà le creazione di un fondo nel quale far confluire asset ellenici, da valorizzare fino a 50 miliardi di euro. Per farla breve la Grecia fornisce garanzie reali e non solo più teoriche. Un fondo basato ad Atene con all’interno una serie di privatizzazioni forzate: chiamatelo esproprio , chiamatelo pignoramento, chiamatelo come diavolo volete, ma questo è sicuramente il punto più difficile da digerire per il parlamento greco.
Una volta fatte le privatizzazioni, i fondi ottenuti saranno diretti per 25 miliardi alla ricapitalizzazione del sistema bancario, che verranno “salvate” già prima dall’ESM.
Ma tu guarda: un modello nuovo di “bail-in” di cui abbiamo parlato proprio qualche giorno fa .
Tutto ciò che rimane (25 miliardi ovvero la metà) verranno destinati per il 50% agli investimenti strutturali (12.5 miliardi saranno sufficenti?) e l’altro 50% per ridurre il debito. Se non sbagli oil debito di Atene è 315 miliardi. Quindi si porterà tale cifra a BEN 302.5 miliardi. Cavolo che rivoluzione!

Haircut? Non contemplato dall’accordo. Tranquilli, è un rattoppo anche se dopo le belle scoppole passate ha di diverso delle garanzie reali. MA la cosa grave è proprio quello che sostenevo ieri sera e che mi tocca CONFERMARE in toto: qui si tratta di un vera e propria perdità di sovranità, esproprio ed ulteriore austerity.

Un piano che veramente io, se fossi greco (per carità, anche loro hanno delle colpe e ci mancherebbe) definirei CRIMINALE. Fatevi due conti: cosa resterà alla Grecia tra un pario d’anni? Lo stesso debito, ma con una popolazione ancora più spolpata da una nuova BOTTA di austerity ed un aumento delle diseguaglianze tra il popolo edi cittadini più agiati.

Dimenticavo: ovviamente il tutto sarà supervisionato dalla Troika che torna ad Atene (anche questo dovrà essere digerito dal Parlamento greco).
Per cortesia, però non chiamiamola più Unione Europea...
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