Eurogruppo, Germania e Grecia: un pozzo senza fondo

28 Novembre 2012 11:40

Alla fine ce l’hanno fatta.

L’Eurogruppo e il Fondo monetario internazionale finalmente trovano un accordo sul debito della Grecia. L’obiettivo di rientro “imposto” ad Atene è stato allentato, portando dal 120 al 124% del Pil il livello del debito che dovrà essere raggiunto entro il 2020. Cifre che per il sottoscritto restano assolutamente irrangiungibili e puramente teoriche.
Secondo quanto apprende da fonti europee, dopo oltre 13 ore di riunione i ministri, Fmi e Bce hanno trovato un’intesa sui “numeri”, almeno quelli che riguardano la soglia del debito. La Grecia, che secondo il piano di risanamento avrebbe dovuto riportare la spesa al 120% del pil entro il 2020, potrebbe entro quella data invece scendere al 124%.
Beh, secondo voi cambia qualcosa?

Ma sulle modalità per abbassare il debito, c’è ancora discussione. “Non si esce senza un accordo”, hanno ripetuto per tutto il giorno e la notte (la riunione è iniziata alle 12 di ieri mattina) fonti vicine alla trattativa, ma il problema era convincere il Fmi e soprattutto i suoi membri più influenti, a partire dagli Stati Uniti, che vogliono vedere più sforzi da parte dell’Eurozona.

Anche la Germania, che già puntò i piedi nell’ultimo Eurogruppo di una settimana fa, fatica a superare tutte le resistenze. In gioco c’è il via libera agli aiuti, circa 44 miliardi di euro se si considerano tutte le tranche dovute ad Atene fino a dicembre, altrimenti solo la prossima tranche è di 31,5 miliardi.

L’accordo sulle tranche di aiuti ad Atene, per un totale di 44 miliardi di euro, “ridurrà certamente l’incertezza e rafforzerà la fiducia nell’Europa e nella Grecia”. Lo ha dichiarato il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Però fermiamoci un attimo. L’accordo non si ferma qui. Si prevede anche:

a) un riacquisto di titoli di stato greci con ulteriori fondi presi a prestito da Atene.

b) uno sconto sull’interesse pagato dalla Grecia relativamente alla prima tranche di aiuti, la Greek Loan Facility.

c) allungamento dei prestiti dell’EFSF fino a 15 anni, con “vacanza” del pagamento degli interessi pari a 10 anni

d) nascita di un conto segregato dove confluire i soldi derivanti dalle privatizzazioni (ormai una chimera!)

e) previsti ulteriori tagli alla spesa pubblica (ancora?)

Insomma, fatevi due conti e capirete che alla fine la Grecia godrà di una serie di agreements paurosi, mentre noi, italiani, che subiamo un’austerity “come Bruxelles comanda” saremo costretti a pagare tassi ben più onerosi all’Unione Europea, proprio su quei soldi che poi verranno anche dati ad Atene. Ovvero, ricordate cosa  avevo scritto in un post di qualche giorno fa?

ALLA FINE PAGHEREMO NOI…

Quindi tutti felici e contenti! Ma per favore…
Eccovi intanto la dichiarazione dell’Eurogruppo sulla Grecia

Eurogroup statement on Greece 

Ma siamo sicuri che la Grecia è salva?

Tutto questo dovrebbe metterci in tranquillità. Ma siamo certi che sia proprio così?
Diciamo che proprio i tedeschi, che tanto si stanno opponendo ad un esagerato lassismo nei confronti di Atene, si stanno già organizzando per quella che dovrebbe essere la tanto chiacchierata GREXIT, ovvero l’uscita della Grecia dall’Euro.

La scorsa settimana, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha detto che sarebbe “stupido” non fare piani di emergenza nel caso in cui gli sforzi di salvataggio fallissero, aggiungendo che la crisi del debito non deve diventare un “pozzo senza fondo” per la Germania. (Source)

La chiave è proprio tutta lì. Un pozzo senza fondo. Perché la Grecia è veramenteun pozzo senza fondo.

Schaeuble ha detto la Grecia sarebbe stata salvata “in un modo o in un altro”, ma ha avvertito il paese che avrebbe dovuto fare il suo lavoro sulla tematica dei suoi conti e della sua competitività. (Source)

Intanto per la cronaca, sappiate che molte grandi multinazionali statunitensi stanno attuando piani di emergenza, nel caso in cui si arrivi al Grexit.


L’elenco comprende JP Morgan, Bank of America Merrill Lynch, Visa, PricewaterhoursCoopers, Boston Consulting Group, Juniper Networks, e altri.

Ok, prendetela solo come una nota culturale. Tanto andrà sempre tutto bene…. Ma se poi volete sentire anche un’altra sponda ecco Citigroup:

“In Greece, debt restructuring is unavoidable whether Greece exits the euro area (our base case, with a 60 percent probability in the next 12-18 months) or not,” Citi said. 

Due ipotesi. O ristrutturazione del debito oppure uscita dall’Euro. Percentuale 60%. Ricordate il giochino delle scommesse? Siamo a livelli ben inferiori. Chi avrà ragione?

SOURCE Eurogroup 
SOURCE TGCOM 

STAY TUNED!

DT

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