Quando una buona notizia è una cattiva notizia
I dati sul mercato del lavoro USA usciti ieri rappresentano l’ennesima accelerazione del mondo dell’occupazione americano. O per lo meno questo è quanto sembra. Malgrado tutto, però, Wall Street corregge in modo deciso. Nel “reality show” della finanza “good news ins a bad news”. [Weekly Rewind]
Tasso disoccupazione USA al 5.5%. Il minimo da circa 7 anni. I NFP (non farm payrolls) hanno avuto un incremento di 295.000 unità a febbraio. Le previsioni erano invece du tasso disoccuapzione al 5.6% (quindi meglio delle attese) e un dato sui NFP pari a +240.000 unità.
Nulla da dire, due dati sulla carta notevoli che testimoniano la continuazione della corsa del treno economico USA.
Se guardiamo con un po’ più di attenzione notiamo che addirittura questi dati sono ulteriormente migliorati negli ultimi mesi. I NFP crescevano ad un ritmo di circa 200.000 al mese. Questa volta abbiamo sfiorato le 300.000 unità.

Ma tutto questo ha però il suo rovescio della medaglia, visto che il tasso di partecipazione al lavoro è sceso al 62.8% ed il lavoro marginale è sempre elevato, pari al 8,4%.
Ma non è tutto. In un quadro di crescita economica, è lecito aspettarsi anche un miglioramenti del quadro delle retribuzioni.
Infatti maggior domanda di lavoro, porta teoricamente anche un aumento dei salati.
Ed invece no.
I dati della FED ci illustrano un aumento dei salari medi dello 0.1%. Come mai è così importante questo dato? Perché il costo del lavoro è la componente ESSENZIALE per valutare con attenzione l’inflazione.
Se non aumenta il fattore “retribuzioni”, è difficile ritrovarsi con un tasso inflazione che realmente torna in area 2% come da programma FED. Secondo alcuni però il tasso di disoccupazione prossimo alla “piena occupazione” (NAIRU, vedi grafico sotto) sarebbe anticipatore di una ripresa dei prezzi e di salari futura (nell’arco dei prossimi 15/20 mesi) tale da ridurre il gap creatosi nell’indice dei prezzi al consumo nella fase post grande recessione.
Provando a tirare le somme, però, occorre dire che i dati in uscita hanno confermato un’economia USA tonica. E allora a Wall Street può continuare la festa?
La risposta ce l’hanno data ieri sera i mercati direttamente.
Una bella correzione che non lascia spazio a dubbi. Motivo?
Siamo alle solite. Ormai quanto conta l’economia reale se paragonata alla forza della finanza? Nulla.
I mercati hanno goduto dell’ossigeno della politica monetaria espansiva Made in FED per anni. Oggi si stanno rendendo conto che la bombola dell’ossigeno sta per esaurirsi. La pacchia è finita.
E anzi, ora non si più stare in poltrona ma occorre alzarsi e provare a camminare con le proprie gambe.
Ma questa cosa l’economia la può fare?
Riuscirà a reggere l’impatto dell’inizio di una sorta di “exit strategy”?
I mercati temono, in buona sostanza, l’avvio della stretta monetaria, cioè l’arrivo del primo rialzo dei tassi.
Noi questa cosa l’avevamo già notata qualche giorno fa, e io ve l’avevo segnalata QUI ricordate?
Ora si teme che il termine “paziente” venga cancellato già al prossimo Meeting di meta marzo, con il rischio che addirittura il primo rialzo arrivi a giugno. O nella migliore delle ipotesi a settembre.
Ora, pensare ad un aumento dei tassi USA suona non solo come una nota stonata, ma molto di più.

Abbiamo un tasso di inflazione che non è assolutamente soddisfacente.
Abbiamo un’economia che, detto dalla FED e non solo dal sottoscritto; ha delle dinamiche “non soddisfacenti” e quindi segno che una stretta monetaria potrebbe avere effetti pesanti.
Abbiamo un Dollaro USA che, grazie anche alla politica monetaria totalmente divergente di Mario Draghi e della sua BCE continua a rafforzarsi. Un rialzo dei tassi non farebbe altro che aumentarne la forza, con pesanti effetti sull’economia USA (pensate all’export).
Insomma, i dubbi sono tanti, di cui alcuni di difficilissima soluzione perché incongruenti tra realtà economica e mondo della finanza.
Per assurdo sarebbe stato meglio ritrovarsi con un’economia USA che, sui dati, fosse meno forte, avrebbe allontanato il timore di un aumento dei tassi. Ma questo è il mondo della finanza baby: oggi a Wall Street “A good news in a bad news”
Ma non perdetevi il meglio della settimana, tutto da rileggere e da condividere. Troverete tanti spunti interessanti che meglio vi spiegheranno le dinamiche dei mercati che, nella loro follia, hanno comunque un filo logico molto chiaro. E non sempre così positivo.
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