UNICREDIT optiontrade/3

di gremlin
24 Gennaio 2012 14:30

A proposito di Unicredit il 10 gennaio scrivevo: “…di una cosa sono certo: le mani forti, quelle che entro il 20 gennaio (data ultima per l’esercizio o la vendita dei diritti) faranno incetta di diritti e titoli non sono ancora al lavoro e un pullback a breve è molto probabile…finchè il minimo di ieri (2,20) tiene, tenere le posizioni… tenersi i diritti in quanto andranno esercitati…
Quindi come previsto.

L’avventura era iniziata il 18 novembre
con l’acquisto di 2000 pezzi a 0,75 (1.500€). Ieri UNI ha chiuso a 3,66 in discreto spolvero. Vediamo ora le performance di questi due mesi in tre situazioni diverse, le prime due teoriche:

1. Senza opzioni e senza aderire all’AUC
-51% al lordo dei diritti (-770€); supponendo di aver venduto i diritti vicino ai massimi avrei incassato 500€ e sarei rimasto con una perdita di 270 euro, circa -18% di perdita in due mesi
2. Senza opzioni e con l’esercizio dei diritti
Le 200 azioni le avevo pagate 1.500€, poi ho sborsato 1,943 x 400 = 777€ per averne altre 400, in totale: (1.500+777): 600 = 3,795 come prezzo di carico; in questo caso senza bisogno di opzioni e con la quotazione corrente si sarebbe fatto un -3,6%; quindi ringraziando il rally partito dal minimo assoluto di 2,2 l’adesione all’auc è stata una buona scelta considerata la dèbacle;
3. Con opzioni e con l’esercizio dei diritti
cioè il nostro caso; l’operatività in opzioni aveva permesso di far scendere il prezzo di carico a 6,815 e quindi: (6,815 x 200 + 777) : 600 = 3,567 che porta la performance a due mesi al +2,6%, una miseria.

Uno sguardo al titolo, ma senza esagerare
Prima di operare facciamo un minimo di analisi e il grafico parla già da solo.


Continuo a ripetere che Unicredit è solo un titolo speculativo e va trattato malissimo, lo si tiene finchè sale e poi lo si getta senza pietà. Arrivato in zona 4,5 se mai ci arrivasse mi aspetto tante ma tante prese di profitto per cui meglio vendere per tempo e, caso mai fosse in atto qualche rastrellamento visto che l’assetto dei soci di maggioranza è in divenire, riacquistare sopra 4,6 ma in ottica di mordi e fuggi, quindi roba da trader mattiniero.
Pensare di fare cassetta solo perchè vale poco anche rispetto a solo due mesi fa è un’idea malsana. I titoli da tenere sono ben altri e per quelli italiani bastano dieci dita per contarli.
In conclusione Unicredit non penso proprio che abbia la forza di superare 4,6 nel breve periodo salvo eventi straordinari come rastrellamenti e opa ostili varie.

Optiontrade, divieto di scoperto e Paese delle Banane
Se volessi sfruttare il più possibile il rialzo in corso dovrei vendere put; le put che piacciono a me hanno strike 3 ma pagano poco e alle ore 10.00 il bid/ask si presenta impraticabile: 0,025/0,052. Anche gli altri strike hanno book virtuali, se li lasciassero a zero sarebbe la stessa cosa, mi basta il prezzo di riferimento per decidere quale prezzo inserire. Sullo strike 3,2 è passato un contratto a 0,108 quindi il fortunello ha incassato 100 euro e con questi 100 euro si assume l’obbligo in caso di esercizio, di comprarsi 1000 titoli al prezzo di 3,2€ ognuno, ergo: per il piacere di incassare 100 euro su uno strike che non mi piace devo anche pigliarmi il rischio di sborsare tremiladuecento euro per accumulare un titolo speculativo. NO GRAZIE. Le put scoperte si vendono su altri titoli e fra i bancari gli unici che sarei disposto a tenermi per un po’ sono Intesa e Mediobanca.
Quindi vado contro mercato e vendo call, faccio una covered call.
Ma una call ha come sottostante 1000 titoli e io ne ho 600 e sarei quindi short netto di 400 titoli e la CONSOB ci ha detto che i ribassisti fanno peccato (anche il prelato Bagnasco ha detto che si fa peccato ad evadere le tasse, la lobby vaticana continua a deriderci). Allora alzo il telefono e persona qualificata mi dice che la Consob “si riserva di chiedere ai broker se hanno posizioni nette scoperte e comunque nel caso delle opzioni vige il fattore tempo”. Traduco:
1) i broker non hanno nessun obbligo di comunicazione, è solo la Consob che può effettuare controlli se vuole, quindi l’operatività short intraday su future è sicura al 100%
2) chi fa short di posizione vendendo call scoperte gode del “fattore tempo” perchè le opzioni hanno una scadenza e se la scadenza eccede il limite del periodo di divieto non sono punibili; anche a seguito di ulteriori proroghe del divieto le mie call lontane continuano a non essere punibili; inoltre il caso di covered call unicredit mostra un’altra eccezione al divieto Consob.
A questo punto sono scocciato di trafficare su titoli italiani e quindi faccio questa operazione che spero sia l’ultima vendendo una call abbastanza vicina con la speranza di finire in the money e di metterci una pietra sopra questo titolo: – 1 call 3,9 a 0,1155 e incasso 115€ (scad. febbraio).
Il pmc scende a 3,375. Resta inteso che se il titolo osasse riportarsi in zona 3,3 piazzo un ordine condizionato di vendita a 3,18 per 600 titoli e dopo l’eseguito chiudo la call, e chiudo anche questa storia.
(ma perchè bisogna operare sulla borsa italiota? perchè… perchè…)

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